Comunità Montana dell'Esino-Frasassi
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SOMMARIO

Premessa
Il quadro attuale
Programmi: nuove linee
Programmi e progetti in atto

Elementi del programma

L'Ente, dalla sua costituzione ad oggi

1. L'esperienza fin qui compiuta può essere divisa in due grandi periodi decennali; il primo fu caratterizzato dallo studio della realtà socio-economica e dalla elaborazione degli strumenti di programmazione generale (il Piano di sviluppo sociale, economico ed urbanistico) e di settore (il Piano Zonale Agricolo, quello dei Trasporti, ecc.); fu l'incubazione di molte idee che hanno trovato attuazione nel decennio successivo, che è stato di gestione e consolidamento delle attività dell'Ente, anche a seguito delle opportunità offerte dalla CEE.

2. Gli anni '80 sono stati complessivamente negativi per le CM. Conclusosi il dibattito sull'ente intermedio, definitivamente individuato nella Provincia, le CM hanno rischiato di apparire e di essere ridotte ad "enti inutili". Nel quadro della riforma dello Stato avviata con la istituzione delle Regioni, la necessità di individuare un Ente intermedio" tra queste ed i Comuni sembrò dover sfociare nella creazione delle Associazioni dei Comuni e, nei territori montani, nella valorizzazione delle CM. La specificità dell'ente "montano", fu ad un tempo elemento di forza ma anche di decisiva debolezza: poteva sì aspirare al ruolo di coordinatore delle politiche di sviluppo e dei servizi su base intercomunale, ma essendo presente solo nei territori montani non poteva essere assunto ad ente generale. La creazione delle USL e l'attribuzione alle CM delle competenze in materia sanitaria - assorbendo e "distogliendo" dai compiti istituzionali montani la più gran parte degli amministratori fecero il resto. Nella nostra Regione, in questi anni le CM hanno subito colpi duri e il bilancio deve essere considerato sostanzialmente negativo, tale da richiedere comunque una forte discontinuità ed una radicale inversione di tendenza.

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Il quadro attuale

3. Gli anni '90 hanno aperto uno scenario nuovo.

* la Legge 142/90 di riforma dell'Ordinamento ha attribuito alle CM lo status di "Ente locale"; ne ha confermato il compito di 'valorizzazione delle zone montane' ed attribuito quello della promozione "della gestione associata delle funzioni comunali"; ne ha riconosciuto l'autonomia statutaria; ha attribuito loro la competenza ad attuare gli "interventi speciali per la montagna" stabiliti dalla UE, dallo Stato o dalle Regioni; ha confermato la natura programmatoria della loro azione da svolgere sulla base di un "piano pluriennale di sviluppo socio-economico" (con le indicazioni urbanistiche del quale concorrono alla formazione del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia) e "piani pluriennali di opere ed interventi" da attuarsi mediante "programmi annuali operativi" di esecuzione;

* la Legge 97/94 "nuove disposizioni per le aree montane": superando di fatto la legge 1102/71 istitutiva delle CM, ha ridefinito l'identità ed il quadro operativo delle stesse, ridisegnando in profondità l'arco delle competenze e delle opportunità in settori fondamentali dell'economia e dei servizi pubblici; ha istituito un Fondo nazionale per la montagna, da integrare con analogo Fondo regionale, in grado di sostenere le politiche di investimento necessarie per gli interventi di riequilibrio e valorizzazione;

* I'ammissione delle aree montane ai benefici dell'Obiettivo 5b: aggiunge nuove opportunità per le CM in materia di agricoltura, turismo, agriturismo, forestazione, tutela e valorizzazione delle produzioni tipiche, servizi e infrastrutture, creazione di nuove occasioni di occupazione e di reddito, ecc. consentendo di attingere a linee di finanziamenti di specifici programmi (Leader, Retex, ecc.).

La scena EUROPEA si caratterizza soprattutto con la avvenuta approvazione (Nov. 1994, Chamonix) della "Carta europea delle regioni di montagna" al termine della 3¡ Conferenza europea delle regioni di montagna. La "Carta" costituisce non solo una sistemazione teorica delle ragioni delle popolazioni montane in Europa con un esame puntuale di ci" che accade nei vari settori della vita economica e sociale, ma è anche un punto di riferimento per le concrete politiche che la UE è tenuta a sviluppare.

La scena REGIONALE è determinata dalla approvazione con 3 anni e mezzo di ritardo! della legge n. 12/95 di riordino territoriale delle CM. Doveva essere la LR di attuazione degli artt. 28 e 29 della L. 142/90; ha finito per tener conto e recepire norme della legislazione nazionale sopravveniente, in particolare della L.81/ 93 (elezione diretta dei sindaci). E' comunque una legge importante, ancorché da rivedere e soprattutto integrare con una nuova legge di riordino funzionale che fissi nelle Marche il ruolo, le funzioni e le competenze delle CM.

4. Il quadro locale evidenzia le seguenti particolarità: - a seguito delle norme sulla cosiddetta "provincializzazione" delle CM, l'ambito territoriale è stato modificato con l'uscita dei Comuni di Matelica ed Esanatoglia e l'ingresso di Cupra Montana e Staffolo; questo fatto determinerà un approccio in parte nuovo alle strategie di valorizzazione delle risorse, dovendosi tenere conto dei progetti in atto nei nuovi territori e delle loro particolarità. Assumeranno aspetti nuovi le questioni legate alla mobilità delle persone e delle cose e, soprattutto, quelle della gestione associata di servizi. Si dovrà tener conto di esperienze positive fatte (Programma Leader 1, CIS) sia per integrarle che per estenderle. - l'avvenuta adozione dello Statuto Comunitario imporrà un particolare impegno perché esso non resti lettera morta ma anzi venga il più sollecitamente attuato, specie nelle parti connesse alle procedure di partecipazione (Conferenza dei Sindaci, Commissioni consiliari, sedi dei Gruppi, ecc.) e di controllo (Difensore Civico) da realizzare a livello comprensoriale, come un vero servizio a gestione associata. Il vero banco di prova della nuova maggioranza e del futuro dell'Ente sarà la messa a punto del Piano di sviluppo socio-economico, il piano-programma di opere e interventi ed i relativi stralci annuali. Si dovrà tener conto delle risorse proprie e soprattutto di quelle attivabili mediante le opportunità UE; dovrà essere garantita continuità ad alcune iniziative già in atto mentre per altre, già indicate negli impegni programmatici della precedente maggioranza, dovranno essere attivate dall'inizio.

5 - la situazione politico-istituzionale nell'area evidenzia l'affermazione di coalizioni democratico- progressiste in quasi tutti i Comuni. L'alleanza che nasce parte da questo dato di fatto e da una precisa scelta di campo. Non si tratta tanto di operare una discriminazione o di ritenere prive di dignità a governare l'Ente le forze politiche del polo di centrodestra, nei cui confronti rimane un atteggiamento di rispetto e il desiderio di un corretto rapporto di carattere istituzionale; si tratta invece di operare una chiara e trasparente assunzione di responsabilità da parte di uno schieramento di forze che si ritiene alternativo al cosiddetto "Polo delle libertà" secondo la logica del sistema maggioritario cui ormai si ispira la rappresentanza politico-istituzionale; d'altro lato si tratta di tener conto delle volontà popolari che si sono espresse nelle recenti elezioni amministrative locali. Tuttavia la maggioranza che nasce non si considera chiusa in sé stessa ma è impegnata ad operare per determinare condizioni che consentano di realizzare anche a livello locale l'aggregazione dell'Ulivo, senza preclusioni, come gia avvenuto in altre CM.

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Le linee politiche e programmatiche dell'attuale Amministrazione

In estrema sintesi, l'attuale amministrazione in questo quadriennio si troverà ad operare nel nuovo scenario definito dalla leggi nazionali e regionali dinanzi citate e dovrà saper cogliere le opportunità offerte dal Documento unico di programmazione - Obiettivo 5b. (...)

La CM promuoverà un costante processo di integrazione istituzionale per produrre significative sinergie con altri Enti (i Comuni, innanzitutto, ma anche l'APT - finché resterà operante-, il Consorzio Frasassi, la Provincia, le altre Comunità montane e Province confinanti, comprese quelle dell'area Umbra) ed altri soggetti (gli Istituti di Credito, il sistema delle imprese, le Associazioni, di categoria e non, il Volontariato e le espressioni della cosiddetta Società Civile). Pur essendo difficile operare schematiche indicazioni di compiti (spesso necessità e opportunità si intrecciano tra loro) è possibile pervenire alle seguenti linee di programma:

1. Attuare la L. 142/90 (anche alla luce della L.81/93) comporta ridefinire il nuovo modo di essere e di relazionarsi della CM dal punto di vista istituzionale rivedendo, dopo la prima fase di sperimentazione, lo Statuto Comunitario prevedendo, tra l'altro l'istituzione della figura del "Presidente del Consiglio Comunitario" così come in seguito specificato.

Sarà necessario dotarsi dei Regolamenti previsti e adeguare quelli esistenti a seguito delle nuove normative intervenute: - Regolamento per il funzionamento del Consiglio comunitario; - Regolamento per il funzionamento delle Commissioni consiliari; - Regolamento per l'accesso agli atti da parte dei Consiglieri e dei Cittadini e per garantire la partecipazione e la trasparenza; - Regolamento di contabilità e dei contratti; - Regolamento per l'organizzazione del personale e degli uffici (da aggiornare); - Regolamento per il funzionamento della Conferenza dei Sindaci e della Conferenza dei Capigruppo; salvo altri.

E' necessario creare le condizioni per garantire adeguatamente la partecipazione ai processi decisionali dei Consiglieri comunitari e dei Comuni associati evitando fratture tra il funzionamento della Giunta e del Consiglio, da un lato, e tra l'operato della CM e quello dei Comuni, dall'altro. Da questo punto di vista saranno della massima importanza le Commissioni Consiliari, la Conferenza dei Capigruppo e, ancor più la Conferenza dei Sindaci. Naturalmente saranno assegnati ai Gruppi consiliari, in ragione della loro consistenza e delle disponibilità logistiche, adeguate sedi ed attrezzature. Verranno inoltre sperimentate inedite forme di collaborazione permanente tra i membri dell'Esecutivo e i singoli consiglieri comunitari. Il rapporto CM/Comuni sarà particolarmente curato sotto il profilo della reciproca comunicazione ed informazione.

2. Per distinguere il più possibile le funzioni istituzionali da quelle gestionali e di governo effettivo e per dare il massimo di operatività all'Esecutivo verrà istituita la figura del Presidente del Consiglio comunitario che oltre a presiedere il Consiglio, coordinerà e darà impulso alla attività delle Commissioni consiliari e presiederà la Conferenza dei Capigruppo. Per precisa scelta politica, viene stabilito che si provvederà al "raddoppio delle indennità di carica" dei membri dell'Esecutivo, esclusivamente nel caso di collocamento in aspettativa e di impegno a tempo pieno nella gestione dell'Ente.

3. La CM si doterà di un "Piano pluriennale per lo sviluppo economico e sociale". Ci" risponde ormai alla inderogabile necessità di capire il senso delle trasformazioni socio-economiche in atto nel territorio e di definire un autonomo "progetto di sviluppo" della nostra area pur nel contesto (interdipendenza) provinciale e interregionale (Marche-Umbria e le politiche di dorsale Appenninica). L'obiettivo strategico che ci si propone con il nuovo Piano è quello di promuovere ulteriormente, per quanto possibile, una diversificazione dello sviluppo economico del nostro territorio che pur nell'ottica del consolidamento, e se possibile del potenziamento, del settore industriale, già molto sviluppato, punti in modo deciso sul potenziamento del settore terziario anche avanzato (ambiente, turismo, servizi alle imprese, servizi sociali, ecc.). Ciò anche per offrire nuove opportunità di sbocchi occupazionali ai nostri giovani, specialmente quelli forniti di buoni livelli di preparazione scolastica, che con sempre maggiore difficoltà trovano occasioni adeguate nel settore secondario.

A tal fine si verificherà la possibilità di costituire un "Osservatorio sull'economia e l'occupazione nell'area montana", in collegamento con i soggetti economici interessati e le loro associazioni, il mondo della scuola e della formazione, i Centri studi e le Fondazioni esistenti, gli Istituti di Credito, le Istituzioni all'uopo preposte. D'altro canto, dotarsi di un nuovo "Piano" comporta indicare, da un lato, i soggetti idonei ad elaborarlo e dall'altro definire le procedure e le garanzie a tutela della effettiva ed attiva partecipazione delle forze sociali, economiche e associative in genere, nonché delle rappresentanze istituzionali e delle PP. AA. che comunque hanno un ruolo sul territorio. Appare perciò naturale puntare a coinvolgere nella redazione e stesura del Piano il "sistema dei saperi" costituito dalle Università, Centri Servizi, Fondazioni e Centri Studi esistenti secondo una logica di interdisciplinarietà. Così come è fuori discussione la necessità di un costante coinvolgimento, fin dalla fase di impostazione, dei soggetti politici, sociali, economici, istituzionali e delle PP. AA. esistenti. Attraverso questo Piano la CM è chiamata a contribuire alla definizione del Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia: pertanto sarà necessario definire scelte chiare in riferimento alla collocazione delle infrastrutture e sulle direttrici dello sviluppo (nuovo polo di svlluppo, viabilità, ecc.).

In particolare per quanto attiene lo sviluppo industriale si ritiene di poter intervenire con le seguenti modalità: a) realizzazione e potenziamento dei servizi nel Polo di Sviluppo Industriale della Berbentina; b) sostegno alle zone di Insediamenti Produttivi (PIP) dei singoli comuni, anche come indispensabili aree di supporto ai Poli di Sviluppo Industriale; c) conferma della localizzazione nella media vallesina del 2° Polo di Sviluppo Industriale e precisamente, vista la disponibilità di congrue superfici idonee, in località Pian delle Vene di Serra S. Quirico. (...)

Tale scelta, già contenuta nei precedenti programmi di governo del 1991 e del 1994, è oggi ancor più significativa, vista la nuova conformazione territoriale della nostra CM. Nella attuazione del Piano di sviluppo e delle iniziative ad esso riconducibili, la CM valuterà l'opportunità di ricorrere all'utilizzo dei disoccupati o lavoratori in mobilità da coinvolgere in lavori socialmente utili quale strumento per rimettere in moto settori strategicamente importanti, per le conseguenti ricadute economiche ed occupazionali (tutela dei beni culturali, manutenzione e recupero ambientale, servizi socio-assistenziali, protezione civile, turismo, ecc.). (...)

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Progetti e programmi in atto

Si conferma la validità:

* dello studio di fattibilità per la valorizzazione dei siti archeologici. (...) Non c'è dubbio che tale patrimonio debba essere meglio considerato ed utilizzato all'interno di una offerta strategicamente integrata con altre emergenze a valenza turistica. L'Amministrazione si impegna per l'inserimento delle risorse di tale tipo in un più vasto progetto di percorsi ed itinerari archeologici regionali collegandosi e integrandosi con quella che è la maggiore emergenza nel settore (il Parco Archeologico di Suasa) ed i suoi strumenti di gestione (Consorzio), anche alla luce delle opportunità offerte dal Programma Leader.

* del Progetto di catalogazione dei beni culturali e ambientali. In coerenza con la necessaria azione di valorizzazione delle risorse endogene e il sostegno ad una azione di qualificazione dell'offerta turistica. Tale progetto si avvarrà delle opportune collaborazioni con altri Enti e soggetti.

* del Progetto di prevenzione degli incendi boschivi. L'esperienza di collaborazione con altri Enti di protezione civile e associazioni di volontariato ambientale è in atto con successo da diversi anni. Essa ha dimostrato una sua indiscutibile utilità e va pertanto riproposta. (...)

L'Amministrazione si impegna a valutare con gli Organi e gli Enti competenti la possibilità di realizzare nel Capoluogo montano un "Centro regionale (o interregionale) di pronto intervento per la Protezione Civile" dotato delle necessarie attrezzature e mezzi per una più pronta ed efficace protezione ambientale.

* del Progetto di fattibilità per la istituzione di un Centro Servizi all'Ambiente. Bisogna ormai riempire con contenuti concreti ed iniziative operative questa idea che "viaggia" da tempo all'interno dell'Ente, verificando la possibilità di inserirla nei progetti connessi alla istituzione dei Parchi, utilizzando le opportunità offerte dal Programma Leader. Più in generale per quanto riguarda la questione dei Parchi, si ritiene dover non solo confermare l'interesse per la istituzione di quello della Gola della Rossa, già previsto, ma anche di sollecitare previsioni analoghe per quanto riguarda l'area già protetta dell'Alto Esino e quella del versante marchigiano del Monte Cucco. A tal proposito la linea che si intende adottare è per nulla ideologica (né in senso positivo né in senso negativo). I Parchi, infatti, saranno chiesti, difesi e attuati nella misura in cui rappresenteranno non già una compressione delle oppportunità di vita dei residenti, ma l'occasione per uno sviluppo dei stessi e per nuove iniziative di carattere economico ed occupazionale.

* del Progetto Attivazione Raccolta Differenziata rifiuti e "problema discarica". Il progetto deve tener conto dei seguenti aspetti: - tipologie delle aree attrezzate alla raccolta e loro ubicazione. Sarà usata tutta la flessibilità possibile. La configurazione tipologica dell'area attrezzata o "isola" deve tener conto del punto di ubicazione della stessa, a seconda che trattasi di area urbana di nuovo insediamento, centro storico, frazioni con nuclei sparsi, ecc. anche facendo ricorso a contenitori plurimi (da usare per la raccolta contemporanea di rifiuti di tipo diverso). - gestione del progetto. Saranno valutate diverse ipotesi (...) Per quanto riguarda la discarica, ferma restando la competenza regionale alla individuazione del sito, appare ormai scontato il fatto che l'ambito territoriale espresso dalla CM debba dotarsi di un sito ubicato sul suo territorio da adibire a tale compito. Tale scelta, pur non determinata da ragioni strettamente tecnico-operative, è diventata ormai un inevitabile obbligo politico. Importante è che ciò non impedisca il passaggio alla cosiddetta Ò2¡ fase" del Piano Regionale.

* Trasporto pubblico a chiamata. Il progetto - ancora a livello di intuizione - è in pratica tutto da sviluppare. Il concetto di fondo è chiaro: si tratta di superare la rigidità dell'attuale sistema di trasporto nel comprensorio che è ad un tempo inefficiente e fonte di sperperi anche assistenziali-clientelari. (...)

* Studio sistema idrico. L'idea è appena alla sua fase iniziale. L'incarico è stato conferito di recente al prof. Nanni della Università di Ancona. L'impegno sarà quello di verificare la cantierabilità dello stesso.

* Decentramento Uffici e funzioni pubbliche. Ormai resa effettiva e concreta l'operatività dello sportello della Camera di Commercio, saranno sondate le reali disponibilità al decentramento di funzioni da parte della Prefettura. Sarà esaminata la presenza di altri Uffici pubblici e la loro articolazione sul territorio. Va concordata con la Provincia l'istituzione del Circondario, ai sensi della L. 142/90. Più in generale sarà sostenuta e seguita l'attività preparatoria in atto a livello nazionale per l'applicazione dell'art. 14 della L. 97/94 in materia di decentramento nelle aree montane di attività e servizi pubblici nei settori della scuola, della sanità, ecc.

5. I rapporti con Provincia e Regione. Alcune questioni appaiono mature per una soluzione. Ad esempio il trasferimento in capo alle CM delle funzioni e del personale degli Uffici Agricoli di zona. Particolare attenzione sarà riservata al futuro delle Aziende di Promozione Turistica. (...)

Posta la necessità di una riorganizzazione, ricomposizione e riallocazione di funzioni su base provinciale, va difeso della esperienza recente quel tanto di buono che essa ha prodotto e cioè il fatto che le APT zonali hanno comunque comportato una qual promozione e valorizzazione delle specificità locali. (...)

La partita con Regione e Provincia riguarda anche altri aspetti che andranno affrontati e risolti nell'ambito della necessaria revisione della produzione legislativa precedente. Tra questi è certamente la questione della Formazione Professionale: dalla emanazione della LR di riforma del settore, in pratica dal 1990, nell'area montana è praticamente cessata ogni attività formativa. Il chè costituisce situazione da rimuovere al più presto utilizzando intanto le opportunità offerte dalla iniziativa Comunitaria (UE) ADAPT.

In sintesi, per quanto attiene ai rapporti con la Provincia di Ancona e la Regione Marche in relazione alle necessarie ristrutturazioni e riorganizzazioni in importanti servizi e settori economici (sanità, trasporti, formazione professionale, turismo, ecc.), va affermato con forza il principio della "concertazione delle decisioni". L'area montana non intende più subire ed accettare acriticamente decisioni che possono comportare ripercussioni negative sul livello dei servizi e sulle stesse condizioni di vita delle popolazioni dell'entroterra. Così facendo siamo convinti non solo di tutelare i legittimi interessi delle popolazioni di quest'area ma anche di impedire la ripresa di flussi migratori che produrrebbero ulteriori fenomeni negativi sui territori costieri e di pianura. Siamo cioè convinti che, difendendo le nostre buone ragioni, contribuiamo a difendere un più equo assetto territoriale e socio-economico dell'intera Provincia e della Regione.

Un discorso a parte riguarda la Sanità. Sebbene la materia esuli dalle competenze dell'Ente, va tuttavia affermato l'identico principio che vincolerà gli orientamenti ed i pronunciamenti, necessariamente "politici", dell'Ente: quello che punta a non opporsi pregiudizialmente ad azioni di razionalizzazione e riorganizzazione che dovessero rendersi necessarie, purché ciò non comporti un peggioramento dei servizi attuali e la diminuizione del livelli di assistenza offerti. Servizi e livelli di assistenza vanno anzi potenzialmente migliorati. Lo stesso orientamento vale per altri servizi essenziali quali scuole, poste, giustizia, ecc. facendo valere quanto in proposito è stato ottenuto dalla nuova legge sulla montagna (97/94), secondo principi autentici di solidarietà sociale ed economica tra aree forti ed aree deboli del paese.

Con riferimento alla dotazione di Servizi Scolastici e formativi, la CM si impegnerà per l'ulteriore arricchimento dell'offerta, sia a livello di scuole medie superiori che per l'istituzione di corsi post-diploma, le cosiddette "lauree brevi".

Per quanto riguarda i Trasporti rimangono impegni della Amministrazione quelli che puntano alla difesa ed allo sviluppo del sistema di trasporto pubblico, su gomma e su rotaia; alla integrazione tra i diversi vettori, secondo logiche di razionalizzazione ed ottimizzazione di costi e benefici, alla integrazione tra reti urbane e interurbane, ecc.

Un impegno particolare riguarderà il recupero funzionale della linea FS Fabriano-Pergola, mediante un accordo di programma che coinvolga FS, Regione, Enti locali interessati, e l'ulteriore ammodernamento della Fabriano-Civitanova con conseguente affermazione del ruolo del nodo ferroviario di Fabriano, anche dal punto di vista del traffico merci.

* Gestione dei beni agro-silvo-pastorali, usi civici e utilizzo del patrimonio demaniale per una forestazione produttiva: la questione può oggi essere impostata in modo corretto. E' necessario rivendicare la emanazione di una buona legge (il chè è possibile) che riconosca il ruolo spettante alle CM.

* Problematiche emergenti. Documento ob.5b. Si indicano i seguenti settori di intervento: 1) Formazione professionale (FSE, Iniziativa Comunitaria ADAPT); 2) Forestazione (continuazione programmi PIM); 3) Beni culturali (rete museale, aree archeologiche, ecc.); 4) Strutture ricettive collettive (ostelli, camping, sale convegni, centri congressuali, attraverso il recupero del patrimonio esistente); 5) Circuiti turismo rurale e itinerari attrezzati (Anello del Giano); 6) Infrastrutture (trasporti, centro servizi ambiente); 7) Innovazione e sperimentazione in campo agricolo (agricoltura biologica, ecc.). Va precisato che per tali interventi saranno disponibili i fondi dell'Obiettivo 5b e quelli di cui al Programma LEADER II. Appare pertanto opportuna l'adesione sia al Programma Leader II che alla Società Hesis.

* Gestione associata dei servizi. Della Raccolta differenziata dei rifiuti si è detto. Ma le opportunità operative offerte dalla L. 97/94 non si esauriscono qui, né nella elencazione di cui all'art. 11. Nel prossimo quadriennio sarà implementata l'area dei servizi gestiti in forma associata (oltre ai rifiuti, i trasporti, i servizi socio-assistenziali per anziani, formativo-informativi per i giovani, la polizia municipale, opere di interesse sovra-comunale). In tale settore l'Ente, tra l'altro, curerà - in stretta collaborazione con i Comuni associati e gli altri Enti interessati - l'organizzazione di una rete adeguata ed efficiente di servizi per l'assistenza agli anziani (assistenza domiciliare integrata, ospedalizzazione a domicilio, telesoccorso, ecc.). Si valuterà inoltre la concreta possibilità di realizzare una rete di strutture residenziali di tipo sanitario, ma non ospedaliero, in cui curare adeguatamente e riabilitare gli anziani disabili e non autosufficienti.

* Manifestazioni da sostenere. Il territorio comunitario è sede delle più svariate manifestazioni dal carattere e dalle finalità (e anche dai contenuti qualitativi) più diversi: culturali, turistici, economici, ecc. In taluni casi il livello delle manifestazioni è decisamente ragguardevole e significativo ed ha abbandonato quel carattere spesso localistico che invece viene mantenuto da tante altre manifestazioni (sagre, feste, manifestazioni sportive, ecc.). E' difficile talvolta negare un sostegno che si rivela spesso decisivo per la realizzazione di tali "micro-iniziative", ma il risultato finale è senza dubbio la dispersione delle non inesauribili risorse (anche se molto si è fatto per razionalizzare il settore negli ultimi anni). E' ormai tempo che la CM decida, e questa è l'intenzione della maggioranza, su quali manifestazioni puntare in linea prioritaria e su cui possibilmente operare per la creazione di sinergie con altri Enti. Ciò pur mantenendo un fondo a disposizione per il sostegno di iniziative minori perché "non si nasce già grandi" e anche le iniziative dimostratesi poi più valide sono cresciute cammin facendo.

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* Riorganizzazione e professionalizzazione del personale. Nuova Pianta Organica. Il personale dell'Ente è davvero ridotto all'osso. Rispetto alla Pianta Organica ufficiale le risorse umane realmente disponibili si presentano assai scarse sotto il profilo quantitativo. La questione meriterà una attenta valutazione, in stretta concertazione con le Organizzazioni sindacali e la rappresentanza locale al fine di migliorare l'utilizzazione nelle risorse, la loro continua professionalizzazione anche a seguito dell'introduzione di nuove tecnologie. (...)