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SOMMARIO
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Premessa |
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Cosa è il rifiuto? |
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La natura non produce rifiuti |
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L'Italia e la raccolta RSU |
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Le nostre pattumiere |
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I rifiuti abbandonati |
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I
servizi nei Comuni associati
La raccolta differenziata
dei rifiuti

di Riccardo
Maderloni (*)- Presidente Comunità
Montana dell'Esino Frasassi
Ha preso avvio la Raccolta
Differenziata dei Rifiuti su tutto il territorio comunitario, integrando
l'opera avviata dai Comuni. Nel nostro Paese solo il 7% (su 26 milioni
di t.) di rifiuti viene raccolto in modo differenziato e recuperato. Il
resto va ad alimentare il sistema delle discariche o bruciato. I costi
di questo sistema (7.000 miliardi all'anno di tasse) rappresentano uno
spreco inaccettabile. Ogni anno buttiamo come spazzatura una autentica
ricchezza, un fiume di rifiuti altrimenti recuperabile avendo in cambio
un ambiente più pulito e tasse meno pesanti. Si inciderebbe inoltre
sul "fatturato" di organizzazioni criminali che prosperano con
lo smaltimento illegale di sostanze pericolose. Così non può
più continuare. In queste condizioni lo stesso smaltimento dei rifiuti
diventa un problema" dato che, anche per speculazioni politiche, individuare
il sito per una discarica crea spesso tensioni tra le popolazioni.
Da poche settimane è
in vigore il Decreto del Ministro dell'Ambiente Edo Ronchi, che rivoluziona
la materia. Bisogna: ridurre per volume, peso e pericolosità i rifiuti,
soprattutto per quanto riguarda contenitori e imballaggi; aumentare la
quantità di rifiuti recuperati con la Raccolta differenziata e riciclati;
recuperare il potenziale energetico contenuto nel rifiuto non recuperabile.
Infine, ma solo infine, ciò che resta (cioè molto poco, rispetto
a oggi) verrà portato in discariche ambientalmente sicure. Il "Decreto
Ronchi", inoltre, cambia il sistema di tassazione che non si baserà
più sulla ampiezza e destinazione d'uso delle superfici, ma sulla
quantità di rifiuti prodotti da ciascuno. Oggi, infatti, ciascuno
di noi ha una illimitata libertà di riempimento dei cassonetti.
Chi separa in casa (e poi conferisce in modo "differenziato")
carta, vetro, plastica, alluminio, ecc. non ha alcun tornaconto immediato,
se non la soddisfazione "morale" di compiere un gesto intelligente
e responsabile. Questo sistema è destinato a finire. Il non rispetto
degli obiettivi minimi di materiale da recuperare, comporterà il
pagare tasse aggiuntive. Prendiamo gli imballaggi. Oggi non ci facciamo
caso. Acquistiamo un oggetto e gettiamo l'involucro che lo contiene, tanto
"si paga a metro quadro!". Domani (ossia... già oggi)
faremo più attenzione alla sua natura, al peso ed alla sua pericolosità
per non vederci aumentare le tasse.
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R. Maderloni
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Domani decideremo l'acquisto
di un prodotto piuttosto che un altro anche in rapporto al suo imballaggio.
Cambiando abitudini come Consumatori indurremo benefiche modifiche anche
ai Produttori! A tutti, singoli Cittadini e pubbliche amministrazioni,
è richiesto un cambiamento di mentalità, una diversa consapevolezza,
una maggiore partecipazione, un nuovo protagonismo. In pratica, una vera
e propria "rivoluzione culturale".
Ecco perché la Comunità
montana, in stretta collaborazione con i Comuni, ha realizzato moderni
punti attrezzati (le cosiddette "isole") dotati dei contenitori
idonei ad accogliere in modo differenziato i vari tipi di rifiuti e sta
attuando un'azione informativa in collaborazione con le Scuole e con le
Associazioni ambientaliste. Consapevolezza del problema da parte dei Cittadini
e messa a disposizione di attrezzature idonee (le "isole ecologiche")
da parte della Pubblica Amministrazione, possono essere la chiave del successo.
Siamo dunque all'inizio di un cammino che raggiungerà la meta se
saremo uniti nell'impegno. Come sempre la soluzione dei problemi non cala
misteriosamente dall'alto, ma dipende da tutti noi.
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Che
cos'è il rifiuto?

Secondo la definizione della
nuova legislazione, che regola ogni attività relativa ai rifiuti
siano essi urbani, speciali o tossico-nocivi, per rifiuto si intende qualsiasi
sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia
l'obbligo di disfarsi. Questa definizione potrebbe far credere che il rifiuto
sia un elemento a se stante e non invece parte del nostro vivere quotidiano,
legato e condizionante i processi produttivi, le modalità di consumo
e l'uso delle risorse naturali. Secondo la definizione del vocabolario
italiano "Palazzi" del 1939, per rifiuto si intende: "persona
o cosa di nessun pregio; i rifiuti della società; merce di rifiuto
o di scarto. "Esempio: ciò che il mare rigetta sulla spiaggia.
Secondo invece la definizione del vocabolario "Zanichelli" di
quest'anno, per rifiuto s'intende: "avanzo di cosa o persona rifiutata
come di nessun valore; rifiuto della società; merce di rifiuto o
di scarto. "Esempio: acque di rifiuto dopo l'utilizzo di attività
domestiche, industriali, agricole, ecc. Mentre quest'ultima definizione
riporta un esempio moderno di inquinamento delle nostre acque, la vecchia
definizione riporta un esempio forse meno attuale ma sicuramente profetico:
"tutti i problemi tornano a galla!" ed oggi, i nostri rifiuti,
ce li ritroviamo di fronte in tutta la loro "fragranza" e nocività.
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La
natura non produce rifiuti

L'evoluzione
naturale si basa sull'interdipendenza delle diverse forme di vita, facendo
in modo che i residui di un determinato processo diventino alimenti per
altri tipi di processi naturali. L'allontanamento della nostra produzione
di beni da questa circolarità, ha portato l'uomo a dimenticare il
legame tra i rifiuti prodotti e le risorse naturali da cui si generano.
Prima, gli scarti che l'uomo produceva erano simili a ciò che la
natura offriva manipolati, lavorati ma sostanzialmente simili. Poi è
arrivata la metallurgia industriale, la carbochimica, la petrolchimica
ed in fine la produzione di materiali compositi. Oggi purtroppo i residui
dei nostri prodotti non sono biodegradabili; non ridiventano risorsa e
si ammucchiano occupando spazio fino ad alterarlo. L'unico sbocco che abbiamo
per chiudere il cerchio è quello di modificare il nostro comportamento
nei confronti del destino dei beni circolanti e l'obiettivo deve essere
la reintegrazione dei residui nei cicli produttivi. Un metodo che possiamo
applicare da subito è la raccolta differenziata.
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L'Italia
ed i Rifiuti Solidi Urbani (RSU)
Nel
1996 gli Italiani hanno prodotto circa 28.750.000 tonnellate di rifiuti,
la cui crescita‚ stimata attorno al 6% annuo. Da ciò si desume che
ognuno di noi ha prodotto circa 510 Kg. di rifiuti, triplicando la nostra
produzione rispetto agli anni '50. La regione Marche‚ tristemente in vetta
alla classifica della produzione procapite di R.S.U. per abitante (da fonti
ISTAT nel 1993 abbiamo prodotto 517 Kg. di rifiuti procapite). Dall'elaborazione
dei dati sulla composizione merceologica degli RSU nell'ultimo ventennio
si nota un abbassamento dei valori percentuali inerenti alla materia organica,
e un contemporaneo aumento degli altri prodotti in principal modo quelli
legati agli imballaggi (carta, plastica e metalli), dovuto alla quasi stabilità
dei consumi alimentari e ad un costante aumento dei contenitori con cui
ci vengono presentati tali prodotti.
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Cosa
contengono le nostre pattumiere
Abbiamo
visto i dati della produzione di R.S.U. in Italia nel 1993 divisi regione
per regione e il loro rapporto percentuale rispetto alla popolazione residente,
da confrontare con i dati medi nazionali. Analizzando i dati forniti dal
ministero dell'ambiente scopriamo che i contenitori e gli imballaggi, che
nel '75 erano poco più del 20% dei rifiuti ora sono quasi il 50%
del totale in peso, superando tale limite riguardo al volume. Le cause
di tale aumento sono da imputare alla spostamento della popolazione dalla
campagna alla città, con il conseguente abbandono dell'usanza rurale
di sfruttare al massimo le risorse a disposizione, (ad es. l'uso degli
scarti di cucina per l'alimentazione degli animali domestici, il recupero
della carta, del cartone e del legno come combustibile). A ciò aggiungiamo
la scomparsa di alcune professioni come lo straccivendolo e l'artigiano
riparatore, che allungando la durata della vita delle merci e la loro conseguente
reimmissione nel mercato, rallentavano di molto la corsa verso la pattumiera
di quello che usavamo venti anni fa. Il nostro stile di vita sempre più
frenetico ci porta a fare la nostra spesa nei supermercati, dove tutta
la merce‚ preconfezionata e racchiusa in scatole coperte a loro volta di
cellophane, che una volta acquistate mettiamo in contenitori di plastica
per portarle nelle nostre case. Nelle pause di lavoro ci rechiamo a mangiare
in mense e ristoranti dove il coperto è costituito da oggetti monouso,
che vanno a riempire i cassonetti. Infine il sistema industriale e commerciale,
per i propri interessi ha favorito la produzione di merci sempre meno durevoli
nel tempo così da aumentare la ciclicità delle vendite fino
alla scoperta dell'usa e getta, che ha rimpiazzato la maggioranza degli
oggetti di uso quotidiano.
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I
rifiuti abbandonati
Con
l'aumento dei rifiuti sul nostro territorio sono sorte migliaia di discariche
più o meno note. Con il D.P.R 915/82 il legislatore ha cominciato
a prendere atto dell'importanza del problema dei rifiuti istituendo il
divieto di abbandono di essi e la conseguente regolamentazione per la costruzione
di discariche controllate. Vengono considerate discariche controllate delle
porzioni di territorio, le cui pareti ed il fondo sono rese impermeabili
con materiale plastico o con argille e munite di una vasca di raccolta
per i liquami in modo da isolare il terreno sottostante. I rifiuti vi vengono
depositati giorno dopo giorno e ricoperti poi con terra o materiale inerte.
Dalla decomposizione dei rifiuti si genera biogas che viene raccolto e
bruciato, mentre il percolato viene aspirato dalla vasca di raccolta e
smaltito in appositi impianti di depurazione.
Analisi
dei lati positivi e negativi della discarica controllata
Al
relativo basso costo iniziale dell'impianto e alla possibilità di
recuperare energia dalla combustione del biogas si contrappone la scarsa
presenza di zone tecnicamente idonee ed ambientalmente sicure per la loro
dislocazione oltre ad altri minori pericoli per l'ambiente: infiltrazioni
che possono contaminare la falda; formazione di cattivi odori; possibilità
di innesco di incendi per autocombustione. Un altro modo di trattare i
nostri rifiuti ‚ la riduzione per combustione in inceneritori. Gli inceneritori
sono dei forni ad alta temperatura, dove i rifiuti vengono bruciati per
ridurne il loro volume e in alcuni casi per recuperare energia termica.
Analisi
dei lati positivi e negativi dell'inceneritore
Ad
una riduzione del 10% del peso iniziale e del 30% del volume si contrappone
un alto rischio di inquinamento atmosferico, dovuto ai fumi che se non
opportunamente controllati rischiano di immettere nell'aria sostanze altamente
inquinanti quali diossine e furani per la presenza di cloro nei rifiuti
trattati oltre alla dispersione e alla concentrazione di sostanze chimiche
altamente nocive quali cadmio, mercurio e nichel. A questo è da
aggiungere l'alto costo di costruzione e di manutenzione del forno oltre
al problema dello stoccaggio delle ceneri che per contenuto e qualità
sono da smaltire in discariche per materiali pericolosi quindi più
a rischio di quelle per RSU.
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