La Grotta
dell'Infinito o grotta della capra
Vivevano
presso la Badia di San Vittore due bellissimi giovani, perdutamente
innamorati. Nonostante li unisse la comunione di un grande amore, le
rispettive famiglie, avversate da profonda ostilità, impedirono con
ogni mezzo il loro matrimonio.
Disperati per questa situazione senza possibile soluzione, abbandonarono
le abitazioni e, imprecando contro la propria parentela, fuggirono sul
Monte della Valle per rimanere nella selva buia. Cauti e prudenti come
due capretti inseguiti, vagarono nel bosco il giorno e la notte
successiva, vinti e compiaciuti dalla passione d'amore. Infine, presso
un macigno, scoprirono una grotta e sembrava che tutta la valle
palpitasse di allegria per la loro felicità. Sarebbero rimasti in
questo luogo segreto per lungo tempo, con i loro bambini, fra le
ginestre e il gregge, fino a che S. Vittore non avesse riconciliato i
genitori. Una sera d'inverno, nell'ora del tramonto, la giovane,
recatasi per una non precisata necessità all'interno della Grotta,
svenne e riavutasi cercò di liberarsi ma, per uno strano sortilegio,
acquistò le sembianze di una capra. In tutte le sporgenze nacquero
caprifichi che ella dilaniò con gli zoccoli e con il muso. A voce bassa
disse al giovane che una forza diabolica l'aveva ridotta in quello stato
e da quel momento non parlò più scomparendo per sempre nel
sotterraneo, convertita in fantasma.
Il giovane, esterrefatto, ricercò la propria amata per tre giorni e per
tre notti fino a che l'invase la più triste amarezza e non potendosi
dare pace per l'accaduto si adirò, corse come un toro infuriato, bruciò
la selva fino a che si fermò presso l'antro battendo le tempie sulla
pietra. Anch'egli fu colpito da sortilegio, cambiò colore e divenne un
masso disposto a guardia della grotta. Nell'aria maligna, pesante come
una maledizione, sibilò il vento, sogghignarono le forze del male.
In quel medesimo luogo, ogni sera, quando il sole discende dietro i
monti e la valle si addormenta, una capra esce dalla fenditura e un
grido lacera l'aria facendo tremare i pioppi del fiume e le querce della
montagna. La Grotta viene per questo chiamata anche la "Grotta
della Capra". |