APPUNTI  

Rete
Un idea positiva per la resistenza e l?innovazione

Appunti sul non-pensiero

Il corpo nella cultura di massa e nell'esistere pedagogico

Riflessioni sull'orientare nel tempo della ipercomplessità

L'impresa di rappresentare la qualità della scuola nel tempo...

Copernico: uno sguardo che viene da lontano

Intervista dell'IRRSAE Emilia-Romagna all'ispettore G. Boselli

Molto di nuovo sotto il sole

Tesi sulla lingua italiana

Il problema della valutazione

 
 
   
Questa bozza di saggio, concepita nella sua struttura originaria molti anni fa, compare dopo il mio “Dei saperi dell’antico mondo e del nuovo” (Encyclopaideia, n5/99, CLUEB, Bologna) ma logicamente avrebbe dovuto comparire prima.. Lo scritto appena citato disegna infatti le linee di un pensare fra tardo e post-moderno di cui il presente saggio costituisce la precondizione critica.
E’ un po’ ­perdonino l’immodestia- come il primo episodio di “Guerre stellari”, uscito dopo quelli che avrebbero dovuto precederlo.
Appunti sul non-pensiero
Non è la coscienza dell’uomo che determina il suo essere ma è all’incontro il suo essere sociale che determina la sua coscienza”.
Karl Marx in “Per la critica dell’economia politica” , cit. ripresa da Giovanni Gentile “La filosofia di Marx”, 1899, da Opere filosofiche, Garzanti, 1991,


1. Il McDonald-Microsoft pensiero

Leggevo la frase di Marx, cento anni fa ripresa da Gentile (un maledetto che cita un maledetto, un idealista travestito da materialista citato da un idealista consapevole); provavo sconforto perché esprimeva un concetto irritante e purtroppo corrispondente a verità. Non solo il soggetto fatica sempre più a costituire il mondo attraverso costruzioni di senso (o non si pone neppure incons
ciamente in questa prospettiva) ma la nostra autocoscienza nel mondo nostra lo è solo in misura minima e per molta gente non lo è per nulla. Sappiamo del mondo e di noi per ciò che ci viene detto e soprattutto mostrato, ripetuto e fatto fare; i giovani sono più che altro indotti a consumare hamburger di pensieri precotti, appena passati dalla macchina surgelatrice delle scuole efficientiste al forno a microonde degli apparati d’inculturazione di massa (network TV/Internet, stampa confindustriale). Il sapere non è ritenuto abitare più in interiore homine  ma all’interno delle reti tecniche di comunicazione.
Ma non c’è coscienza autentica senza un soggetto liberamente attivo; non c’è spazio per il pensiero autentico (personale, critico, creativo), né relazione trascendentale, quando la generalità dei soggetti è schiacciata sotto il peso della cultura artificiale e dei prodotti fabbricati per le masse dalle multinazionali del non-pensiero, quando l’atmosfera, anche intellettuale, è ammorbata dalle mefitiche esalazioni delle friggitrici di un punto di spaccio McDonald, la non-cucina del Mercato Unico Mondiale.


2. Il pensiero che serve e la difficoltà del servizio al pensiero

Siamo tutti -chi più chi meno- dispersi dietro agli obiettivi, micro-fini privi di prospettive e di ulteriorità, insensati come gli atomi di Lucrezio; si corre dietro a questi senza sosta, come bambini dietro ai volantini sulla spiaggia, ma senza gioia. Siamo ormai tutti in qualche misura de-naturati e dunque de-realizzati  dal “Pensiero unico dominante”(Enzo Tiezzi “Fermare il tempo, Raffaello Cortina Milano I996) della Grande Macchina virtuale delle informazioni, controllata da un potere anonimamente oligarchico che tende solo a ingrandirsi e intensificarsi con gli strumenti della tecnica senza sapere neanche lui a qual fine. La macchina apprezza e alimenta
non  le conoscenze
(a volte difficilmente dominabili dal potere) ma le
competenze, conoscenze servili, pensieri utili in quanto rigorosamente definalizzati e pronti a conseguire gli obiettivi di un mondo uniforme e artificiale voluti dai committenti. Il potere infatti e' contro libertà e natura, contro tutto ciò che è impossibile controllare completamente;  efficiente e furbo, ma non a tutto campo intelligente, non sa comprendere e dunque capire, (privilegia pertanto i saperi immediatamente funzionali) né  orientare fondazionalmente  il senso degli eventi Boselli-Melucci “Competenza” in” I diritti della scuola RCS 99.
Gli esistenti senza volto ­quelli che non hanno intelligenza del senso e orientamento a una gamma di fini ma solo degli obiettivi- finiscono però per essere attratti da simulacri di senso assai diffusi nel nostro tempo, il tempo dell’egemonia della tecnica (o meglio dell’infernale accoppiata Tecnica-Economia, vedi G. Boselli, Postprogrammazione, cap. II): efficacia, efficienza, produttività, razionalizzazione, appena corretti da figure retoriche come democrazia, solidarietà, autonomia etc.. Sono naturalmente approcci che non richiedono un’ autonoma "gravità" del punto prospettico, né una visione dell'orizzonte, né una intelligenza dei fini. Non occorre pensare per avere successo; anzi. Servono solo competenze acefale, qualitativamente differenziate a seconda del ruolo assolto nel mondo del lavoro o in quello del dominio. Il non-pensiero -non operasse comunque la forza del caso- sarebbe una garanzia di primato fra i soggetti subordinati, ovvero tutti noi, tranne poche migliaia di persone in tutto il mondo, in tutto il
loro  mondo.

3. Black hole

Antiche e nuove stelle di cultura son così sempre più prossime a un immenso pozzo senza fondo, un autentico buco nero che si estende in prossimità dell' insensato (senza un senso di cui sia consapevole) pensare umano di questa fine di millennio. C’è sempre stato, da sempre ha attirato a sé le piccole e grandi luci dell’intelligenza umana e queste, attratte dalla sua forza di gravità, si sono indebolite e spente. In quest’ultimo secolo il gorgo ha assorbito la forza della tecnica e dunque aumentato ogni anno esponenzialmente la sua potenza di annichilamento; costellazioni di stelle ricche di luce sono precipitate e si son spente nel suo fondo dove non esiste luce, né spazio, né tempo, dove la notte ha il nero del nulla tirato a lucido dai maghi della comunicazione. Con l’enorme incremento di potenza ricevuto dalla tecnica (serva dell’economia) ora ha esteso il suo buio raggio di azione al passato e al futuro; sta risucchiando le anime, cancellando la memoria storica, uccidendo in molti i pensieri concepiti prima che vengano alla luce.

4. Centralità della domanda

Socrate ci aveva insegnato la priorità della domanda sulla costituzione del sapere, dell’apertura sulla scena, della finestra sulla luce; Heidegger a interrogare le domande, aprire e mobilizzare le fessure, rifrangere le luci ad ampio spettro traendone infinite e mutevoli sfumature. Il non pensiero è invece la dittatura degli stati di fatto (l’ufficialità del fenomeno), delle risposte e delle interlocuzioni prevedibili che comprende solo quelle attese e condanna quelle imprevedibili, che non consolidano ma trasformano. I sistemi precostituiti di conoscenze sono (Gentile) sedimentazioni di pensieri programmati e dunque estinti, archivi di esistenze, cimiteri della conoscenza.
Quel che resta del pensiero, invece, (ancora Gentile, ma anche Heidegger) non è pensato ma pensante, non è un sistema di conoscenze ma il porsi stesso delle questioni da parte di un soggetto che agisce in un contesto,”un domandare che trasforma dalle fondamenta l’esserci, l’uomo, la comprensione dell’essere” (Heidegger “L’essenza della verità” Adelphi, Milano 1997).

5. Possibilità e identificabilità del non-pensiero.

E’ allora possibile il non-pensiero? Il non pensiero non è il niente su cui s’interroga Heidegger nelle prime pagine di “Che cosé la metafisica” (1929, letto in M. Heidegger, Segnavia, Adelphi, Milano , 1987); è ciò che, avvolgendo gli enti nella propria ombra di designificazione li riduce a uno zero più o meno sontuoso o discreto. E’ nella progressiva impossibilità di porre domande radicali, è il pensiero che riesce a chiudere l’originaria apertura dell’essere al mondo, il trabuiare di una morte assoluta, aliena dalla vita ma che tutte le vite assimila nelle sue spire. Può darsi, non lo so, che il non pensiero pensi: il suo pensare è nell’assommarsi di tutto il rassegnato gridare dei pensieri mai nati o morenti.
Il non-pensiero è la presenza prevalente nella cultura di massa contemporanea eppure è assai dissimulato, visibile solo attraverso un atto intellettuale di interrogazione e denuncia radicali. Solo attraverso il pensiero si può porre il non-pensiero nella sua evidenza tragica. Ed è in fondo il non pensiero, a sua volta, a rassicurarci sulla consistenza del nostro pensare, così come la visione della morte altrui ci dà la sicurezza di essere temporaneamente vivi.
Il pensiero ­oggi- è vivo o morto? Si può impedire di pensare? Verrebbe da rispondere subito con i medici di Pinocchio che se una forma di pensiero si pone questa domanda, si dà anche la risposta. Sì, il pensiero è vivo, ma in quali condizioni si trova? In parti importanti è ancora libero nello spazio  ma molto si trova ormai al centro del buco nero, sepolto da enormi ammassi di non-pensiero ovvero da pensiero prefabbricato, omogeneizzato, replicante, automatico, descrittivo, pseudo-rispecchiativo, sempliificato, schematico, privo di ogni carica di autentica domanda e di ulteriorità non inserita nelle proprie catene sintagmatiche. Il non pensiero è il pensiero del sistema, della macchina mondiale. Privilegia le valute sui valori, la tecnologia sulla scienza, l’Impero sulla Nazione.
E’ il pensiero non plurale, dunque
unico,  privo di valenza critica onnidirezionale, di articolazioni dialettiche non strumentali.
E’ l’ala vincente della produzione cerebrale del nostro tempo; in quanto vincente è frenetica nel suo nulla. Il non-pensiero
non è qualcosa che non è ma qualcosa, una voragine attiva, che è anche troppo, è talmente che non riesce a ex-sistere, a muoversi fuori di sé. Sono i pensieri a muoversi verso di essa, a precipitarvi.

6. Immagini del non-pensiero nell’analisi critica occidentale: Platone, Kant, Gentile, Heidegger, Mancini, Severino

I grandi pensatori dell’Occidente hanno da tempo individuato la fenomenologia generale del non pensiero, mutevole nei tempi seppur con alcune caratteristiche costanti. Ripercorriamola, con l’avvertenza che nell’età della comunicazione elettronica e dell’ingegneria genetica i mutamenti saranno ancor più radicali, fino a configurare vere e proprie
mutazioni   del pensare umano (vedi ancora il mio “Dei saperi dell’antico mondo e del nuovo”, cit.).

Platone -------Il non-pensiero fondato sulle ombre. E’ la più grande metafora del pensare non il mondo ma l’immagine che qualcuno proietta per noi su uno schermo. Ma è anche l’inizio di una scuola del sospetto per l’apparenza e l’inizio di un raggio di luce che attraverserà l’intera storia del pensiero occidentale.

Kant ---- ---Il non-pensiero: sterile, dogmatico, senza esperienza e/o senza princìpi. Kant stigmatizza il non-pensiero che si esprime attraverso tautologie e artifizi di perentorietà e non ritiene di dover partire dall’esperienza del mondo fenomenico (principalmente il razionalismo di C.Wolf); ma critica anche il pensiero empiristico privo di forme a priori o princìpi  in  quanto destinato a lasciar nel buio ogni percorso intellettuale ( con riferimento polemico più a Locke che a Hume).
Oggi Kant identificherebbe forse il non pensiero nei falsi schematismi, nelle tautologie della propaganda commerciale e politica e nella
mancanza di principi di un universo economicistico orientato esclusivamente ai risultati. Criticherebbe una cultura che privilegia gli esiti sull’impostazione.

Gentile------- Il non-pensiero fattuale e la profezia   "La vera attività pensante non é quella che definiamo" (GG Teoria generale p.9)  Possiamo definire aspetti marginali; quelli più importanti, quelli esperiti, ovvero attraversati e attraversanti, non possono essere tradotti nei linguaggi dell'oggettivazione. Il sapere basato sui fatti é immobile, di pietra e va bene per le culture semplici, statiche, immutabili. Ma il nostro universo non é l'isola di Pasqua: é complesso, dinamico, mutevole. il sapere come atto non richiede fondamenta ma fondazioni, azioni di pensiero che continuamente ridisegnino i contorni della conoscenza.
L'atto (ciò che originalmente e gratuitamente si dà) divien sempre più compresso dalla sterminata potenza di valanghe di fatti, ovvero di atti senza soggetto, anonimi come bombe, mere epifanie del dio Mercato (unico e universale), pure merci su merce umana.  Oppure, da Belgrado a Grozny,  ci si imbatte nella fattualità tragica, la semplice costruzione virtuale  del Fatto dei fatti, la presunta Giustizia fondata sulla guerra.
Naturale che nell’impero del MUM l'Imprenditore (colui che fabbrica e vende
atti snaturati, cioé fatti) o il politico o il generale  che ne siano emanazione si consolidino sempre più come i signori di questo mondo.
Il fatto é caratterizzato dalla compiutezza, dal suo esaurirsi, venir meno, segnare il morire di una frazione della vita del suo operatore.  L'atto, epifania dello Spirito non ha principio e non ha fine. Non vi fu mai una stagione in cui non fosse e non muore, continua a vivere nelle nuove manifestazioni dell'attualità. Il pensiero di Gentile é profezia della possibilità di attingere alla pienezza del pensare.

Heidegger--- Il non-pensiero amministrativo-contabile  La forma di non-pensiero meglio individuabile per il tramite del testo heideggeriano è quella che seleziona, incasella,  archivia e tratta le idee come puri oggetti in sé, indipendenti dal loro essere-ad-altro e dal contesto, semplificati e perfettamente amministrabili da qualunque applicato. E’ il non-pensiero che ha dimenticato la terra natia e tratta la Terra non come creatura vivente ma come oggetto ragionieristico, mero dato materiale sfruttabile e violentabile senza altro limite che l’economia di un sistema antropico suicida. E’ il pensiero che ha lasciato alle spalle ogni ideologia che non sia quella della Tecnica e del Mercato, la Biunità che tutti o quasi adoriamo e cui sacrifichiamo una parte sempre maggiore della nostra esistenza.
Il non pensiero amministrativo-contabile vede nella qualità un’appendice della quantità,

Mancini------IL non-pensiero dei dati insensati       La lettura  di Italo Mancini ci può essere utile anche per il suo costante additamento alla distanza ­intenzionale o meno- che separa ogni interpretazione e perfino ogni dato dalla sua fonte originaria e dal suo termine; l’indicazione del’alterità accorciabile ma non eliminabile di forme simboliche e radici culturali e fenomeniche.  In un mondo fortemente segnato dalla propaganda ­capace perfino di riabilitare la guerra quando necessaria al consolidamento dell’Impero (v Saggio di A.Dal Lago nel n.  di aut-aut, Settembre-dicembre 1999) - non possiamo far conto e far pensiero che sulla base di  ciò che ci è  dato; ma più un dato è importante e significativo più è solitamente distante, nei suoi significati originari e venturi, dalla sua apparenza immediata.
nota (Ci sono i profughi kosovari; i serbi che abitavano da secoli la loro terra e sono stati costretti a fuggire non sono profughi perché la TV non ne parla, gli opinionisti non si commuovono, Clinton non si sdegna, non si replicano “operazioni Arcobaleno” (in quest’ultimo caso non tutto il male vien per nuocere).
Nello stesso tempo l'apparenza del dato testimonia sempre qualcosa di autentico e di imprescindibile, un momento di verità come contatto tra l'identità remota, le tradizioni di conoscenza e il soggetto conoscente.
Gli eventi come manifestarsi e sottrarsi di dati-a (e i testi come eventi) sono inviti a un pensiero destinato a superarli nella loro apparente immediatezza. Assumendo su di sé il dato e la vicenda dei vissuti da questo generati e la catena di interpretazioni entro cui si inserisce, la filosofia viene a costituire  non solo una "teoria", ma anche un annuncio, un rinvio a qualcosa che è da sempre ma non è ancora nella sua pienezza, in altre parole una pedagogia. La filosofia non cerca solo di comprendere la Terra e l'uomo ma è intrinsecamente ­pur senza pretenderlo- pedagogica: cerca anche di salvarli dal non pensiero, di aiutarli a esistere.

Severino------La struttura nichilistica del non-pensiero occidentale

Anche Severino, insieme al suo allievo Cacciari, constata (ma non depreca) la progressiva dominazione della tecnica sulle altre forme del pensiero.. Oggi la tecnica può aggredire e dominare tutto l’ambito delle attività umane, perché alle spalle della tecnica sussiste il concetto ­proprio della filosofia occidentale- che tutto venga dal nulla e possa portare nel niente e dunque che tutto si possa dominare, ovvero cancellare. Tutto, anche il pensiero. La dominazione della tecnica è l’effetto non perverso  ma naturale dell'apertura di una “linea di credito” o “licenza di uccidere” nei cui non-limti la tecnica può oltrepassare qualsiasi limite. Ma ­si chiede Severino- chi ha aperto questo spazio?. Questo spazio, dove ogni limite può essere oltrepassato, non è altro che il risultato delle ideologie (oggi essenzialmente economicistiche) che hanno nel pensiero della tecnica la loro incolpevole ma devastante “bomba intelligente”.
Ogni pensiero
tecnicamente o economicamente incompatibile  è ascritto all’antiquariato o al virtuosismo intellettuale sprecone. Quel che conta non è più il fine, ma l’obiettivo tecnicamente ed economicamente conseguibile e così il pensiero inintenzionale strutturalmente definalizzato (direi: il non-pensiero); schiacciato sugli obiettivi porta al non-fine, al nulla, nella tragedia di un Occidente globale.

7. Fenomenologia del non pensiero o del pensiero non-pensante o de-pensante:



Inserto speciale:   La voce del Padrone

Per dominare occorre impedire agli altri di pensare autonomamente. Un tempo la nostra lotta contro il pensiero agiva in negativo, bruciava i libri, mandava a morte  o in esilio i loro autori. Ora, almeno nell’Occidente “democratico” questo sarebbe ritenuto polically uncorrect e di conseguenza ogni buon Nemico del pensare opera, per cosi dire, in positivo, producendo e consolidando masse enormi di pensiero imbecille.
Volete pensare, poveracci che non siete altro?
Certo, ancora molte scuole sono purtroppo luoghi di conservazione e sviluppo del pensiero ma con l’ “autonomia” e magari la privatizzazione le cose cambieranno: vi manderemo sin da piccoli in scuole efficienti ed efficaci a senso unico, senza maestri veri ma rette da manager precedentemente decerebrati da “intellettuali d’azienda” in appositi corsi di addestramento. Controlleremo la qualità della pappina omogeneizzata che somministrerete agli alunni, (pardon, clienti) attraverso i test “oggettivi” del sistema nazionale di valutazione. Già da tempo vi facciamo leggere i nostri giornali, tanto per una pagina che varrebbe la pena di leggere ve ne son dieci completamente sceme; e poi, abituati all’imbecillità, quella buona non la leggerete mai. E siccome siamo moderni, anzi “postmoderni” (non sappiano che voglia dire ma il suono ci piace) vi stiamo chiudendo in Internet, la gabbia planetaria con una parola intelligente e un miliardo di cretine. Vi inondiamo di pensiero prefabbricato dalla mattina alla sera.


8. Prodotti di non-pensiero (in offerta speciale)

La macchina mondiale del non pensiero, della stella nera che va cancellando la luce, quella che deve distruggere o impedire lo sviluppo del pensiero per far avere ai suoi decisori il più ampio controllo possibile delle persone (meglio: della componente umana della produzione) è principalmente diretta contro le strutture di pensiero complesso, autonomamente ordinato, distinto tra piani soggettivi e intersoggettivi, articolato su grandi costellazioni di idee.

Pensare semplicemente, per slogan ­

La stella nera produce pertanto (la grande quantità determina impressioni di qualità) enormi flussi di pensiero semplice, reso in un linguaggio costituito da frasi correlate da meri rapporti di successione, impone gerarchie estrinseche e  ”passanti” solo per forza di ripetizione; la macchina della pubblicità lavorerà da maestra nel far confondere il piano interiore e quello esterno, il sentimento e la ragione, il conscio e l’inconscio; si imporranno comportamenti; si creeranno esperienze artificiali; si condanneranno le tradizioni di atti ideali come “ideologie”. S’imprigionerà la progettualità del soggetto in visioni ristrette e schiacciate sul presente. E niente atti ma “Fatti”, atti depotenziati e pesanti sul soggetto di tutta la loro gravità aliena.
Tutto purché il tutto renda, produca risultati oggettivanti e dunque utili alla committenza. Il pensiero unico dell’economia combinata con la tecnica, le gravità intellettuali del sistema informativo-formativo globale, lo psicologismo da fabbrica e le impostazioni settoriali della questione pedagogica (didatticismo etc.), i saperi aziendali come saperi egemoni del mondo dell’istruzione sono alcuni degli ambiti di formazione del non-pensiero.

I signori del “pensiero unico” determinano così nelle masse subordinate alcune altre manifestazioni di non-pensiero, qui di seguito sorprese in alcune sindromi scolastiche.

-banalizzazione anglificante  del linguaggio: nei corsi di formazione (decerebrazione) per dirigenti scolastici furoreggiano parole come “mission”  ”gold projects” o, come minimo, “silver” anche laddove il materiale più adatto alla metafora sarebbe forse il poliuretano.

- a dirigenti e insegnanti non si prescrive più solo disciplinato adempimento ma anche acritico “entusiasmo”, pardon “rapture”. O anche, come ai tempi di Benito, di “credere”.

-Il liberismo di sinistra: la sinistra che fa quello che farebbe la destra. Pensare che, poiché scuola è di fatto sul mercato, debba comportarsi come qualunque azienda.

-La perdita di memoria e di connesse capacità progettuali della destra: anche la destra parla di innovazione e dimentica il valore della tradizione. Non ci sono più conservatori, nemmeno di quel che meriterebbe di essere conservato.---

-Valutando e differenziando le retribuzioni e le carriere, mettere insegnanti  e dirigenti  gli uni contro gli altri per farli dominare meglio da presidi già promossi a "dirigenti" dopo appositi corsi di tentato massacro del pensiero pedagogico .

-In barba alla libertà della scienza e dell'insegnamento, valutare la produzione degli addetti, premiare i più allineati con le assiologie dei test e castigare le menti più creative.

-Parlare molto di qualità per mascherare il decremento della qualità effettiva conseguente al calo della spesa per la P.I. (Negli ultimi 15 anni scesa dal 6 a meno del 3% del Prodotto interno lordo) e in genere chiamare con bei nomi le modificazioni che ripugnerebbero alla coscienza culturale, etica e pedagogica dei docenti

-Far credere che la soluzione teorica dei problemi dell' istruzione sia da ricercare ovunque (Teoria dell'organizzazione, psicologia, didattologia etc.) purché in saperi diversi dalla pedagogia.

-Ritenere che la soluzione pratica dei problemi dell' istruzione sia da ricercare fuori dagli operatori della pubblica istruzione e senza curarsi né del loro disagio né del loro dissenso.

-Cercare di far tacere chi invoca diritti acquisiti (basterà chiamarli "privilegi"), perché ogni diritto nella società del Mercato vale solo se ha forze adeguate che ne impongano l'attuazione.

I
l corpo palestrato, prodotto tecnico per la produzione di cose o rappresentazioni utili

Potrebbe sembrare che la decerebrazione possa andare almeno a beneficio del corpo. Cerebrum non habet sed quanta species! Nemmeno. Il corpo che ci portano a enfatizzare non è il nostro. Oggi ­nella cultura disegnata dai network dell’informazione/spetacolo per le masse- il corpo é un oggetto privo di anima, che sta, in-siste nel mondo ma non si dà un mondo non è la via attraverso cui il soggetto apre al mondo dei fenomeni. E’ un prodotto tecnico, un elemento dell'immagine destinata al pubblico, un accessorio didattico o -nel la-voro- prestazionale. Va curato perché consente apprendimenti o perché una bella presenza con-sente a esili ragazze e palestrati giovanotti (con o senza creatina) un più facile e forse fortunato accesso a posizioni van-taggiose. Ma non se ne ha cura, nell’accezione heideggeriana.
Il corpo é uno strumento; non una macro-categoria dell'esistere, un profilo fondamentale del nostro essere, una espressione di quella interrogazione fondazionale che rivolgiamo al mondo con il nostro stesso esserci. L'essere-corpo, il pensarsi attraverso il corpo é intrinsecamente irrilevante; l'importante é avere un corpo superefficiente da spendere sul mercato, nel bordello globale dell'economia del Mercato unico mondiale.
Con l'enfatizzazione di un cibo senza sapore consumato da un corpo non-corpo (senz'anima)  propria dell'universo tardomoderno, si stanno creando anche le premesse per la derealizzazione del soggetto attraverso la ridondante superfluità del corpo: nell'universo virtuale si perde la possibilità per l'individuo integro di essere intero (e immortale), di costituire un insieme di anima e corpo viventi, nello Spirito (1).

(1) (G.Gentile " Teoria generale dello spirito come atto puro" in Opere filosofiche, Garzanti 95).  

Anche la medicina positivistica, dissociando la materia del corpo dal suo
senso, ossessionata dalla finitezza, dimentica del senso infinito della finitudine, rende muto o patologizza  quest'ultimo, fabbrica il
"corpo-cosa" che sul mercato diviene "corpo-merce". Si va in parallelo avvitando sul polo fisicistico un altro dei classici dualismi, quello tra anima e corpo, in una sorta di neolombrosianesimo: l'anima é pensata come un secreto cerebrale e le sue malattie, un tempo chiamate "morba sine materia", risolte in termini di analisi biochimica, di materia, appunto.

Il cibo/pensiero di plastica

L'infanzia e l'adolescenza ­ come per tutti i modi di pensare connessi alla vita materiale- sono insidiate dai fabbricanti di prodotti transgenici, adescate da spacciatori di merendine industriali tipo Kinder (la merendina del futuro killer) , preparazioni al glutammato e altro cibo-spazzatura. Chi comincia a mettersi su questa via finirà poi, non appena raggiunta la gioventù a frequentare luoghi perduti come i fast food McDonald: giovani non-cuoche ipersfruttate con contratto di lavoro
flessibile, antri dai colori pacchiani ove lo stesso olio accoglie da sempre patate acriliche e le stesse nere, dolciastre bevande Cola friggono i giovani e ignari stomaci e per essi i cervelli.
Dove non colpiscono gli agenti del Mercato, lavorano peraltro, tristi, le figure dei dietisti. Particolarmente imperversanti nella stagione pre-estiva, con fervore islamico bestemmiano quotidianamente il lardo e i salumi in genere, concedono l'olio con il contagocce, eccepiscono persino sulla quantità del pane e della pasta.
Le funzioni tecniche non hanno vera cura del mondo e dei loro stessi prodotti; li fanno incurantemente, non li pensano. Un soggetto senza cibo vero (frutto della Terra, della Storia e dell’avervi cura del contadino e del cuoco) e senza corpo avvertito come luogo dello spirito é anche un soggetto esposto a perdere anima, indebolendo la sua capacità di pensare autenticamente.
Dobbiamo leggere Alighieri, Godel e Gentile, Plank e Heidegger, mangiare tagliatelle e bere vino buono; così ­nonostante i Signori del mondo globalizzato- forse riusciremo a pensare.

Gli apparati sistemici di valutazione

Si induce efficacemente a non pensare anche con lo spauracchio o la lusinga della valutazione e di un connesso armamentario di premi (per i non pensanti o i compatibilmente pensanti) e castighi per coloro che si ostinano a trarre dal cervello pensieri critici e/o innovativi non organici alla committenza dell’agenzia di valutazione. Nella scuola italiana e nell’università italiane stanno per partire apparati di valutazione con il compito di sottoporre a verifica attraverso test la capacità di queste istituzioni di modellare il pensiero secondo le esigenze dell’economia capitalistica e di neutralizzare le anime irriducibili.
"
Standard" é ad esempio lo stendardo dietro cui i generali del pensiero unico scolastico si apprestano a raccogliere le truppe del pensiero assente, seguite in futuro da legioni di piccoli prigionieri segnati da pratiche di verifica. Lo standard é la bandiera del Nulla, il criterio delle non-persone non-pensanti (infatti é "oggettivo"). E' un filo d'acciaio tirato alla presunta altezza media; lascia passare indenni le creature di bassa statura intellettuale ma taglia i corpi in corsa di chi pensa in modo alto, originale, divergente. Ed é la testa che salta: l’anestesia è tale che spesso i corpi continuano a correre
Le rilevazioni condotte dagli inquisitori istituzionali (che non saranno certamente gli ispettori, un corpo riottoso e votato a esaurimento) serviranno poi ai dirigenti (pardon: managers) per individuare meglio chi “rema contro”, colpire le teste pensanti e premiare con la serie A o B e congrui premi di qualità quelle piene solo di “pensiero unico”.

Ho raccontato di alcune delle tante forme di una diffusissima e trionfante pedagogia del non pensiero e del senso comune banalizzato, ovvero formato non dalla complessità di infinite storie di vita ma dagli ingredienti sintetizzati nei laboratori delle multinazionali. Ironie della sorte vuole che gran parte degli stessi committenti di non-pensiero siano poi raggiunti dalle loro emissioni nere e concellati anch’essi nelle loro possibilità di pensare autenticamente. Pochi si salveranno dagli effetti di ritorno delle loro campagne di rimbecillimento; e quei pochi che avendo il potere di manovrare il non-pensiero resteranno capaci di pensare, saranno i veri Signori del mondo.

Va peraltro osservato che quel che per me è non-pensiero, per i protagonisti moderni dell’economia e della scuola è pensiero, pensiero hi-quality, santificato dal successo. Non è che loro non pensino, sono io che non capisco. Quel che io chiamo pensiero per Lorsignori è gioco improduttivo, utopia, attenzione alle nuvole, antiquariato. Non è ricerca di aperture epistemologiche e pedagogiche a nuove morfologie del pensare (di cui il pensiero unico non avverte alcun bisogno) ma sterile esercitazione scientifica o pratica di scuola “gentiliana” (che detto da loro è un insulto)...

Tavola dei tratti essenziali della impensabilità odierna del pensiero:
Pensiero critico, originalmente costruttivo, creativo, individuale, autonomo, autenticamente intersoggettivo,Š..

Conclusione

Ormai anche chi pensa vede i suoi alunni, perfino i suoi figli bere Coca cola, è costretto a mangiare cibi trangenici, vedersi somministrare test, affibbiare valutazioni: subisce radiazioni elettromagnetiche da innumerevoli fonti; deve trascurare il proprio e prendere un altro nome per la Rete; se lavora nella scuola deve contribuire all’edificazione dei POF e farsi certificare da apparati di valutazione la qualità del proprio diritto ad esistere, nonché ottenere dal SNQI una sorta di “permesso di soggiorno” nelle istituzioni in cui lavora. Quasi tutto il mondo e anche parte della scuola sono occupati dal non-pensiero del MUM:
chi pensa è un extracomunitario, è come se vivesse in esilio nella terra dei suoi padri.  
Il pensiero del soggetto (di chi
si dà un mondo) appare sempre più indebolito, quello dell’ipersistema, il mega-ente che lo fa stare  al mondo, sempre più forte. Se, come sostengono pessimisticamente alcuni, il soggetto è morto, è morto ogni pensiero soggettuale. E se è morto il soggetto lo è pure l’oggetto, dunque la scienza: il nulla ha vinto, il buio è totale.
Ci sarebbero molti motivi per pensare questo, ma forse non è proprio così. Il soggetto (v Ency N.1/97)  sta solo poco bene e il pensiero e il sapere costituente ­aiutati da una pedagogia che non conduce ma introduce (Pomi, 1998)- potrebbero rifarsi. E’ dunque bene che non sia il nostro essere sociale a determinare la nostra coscienza. Credo che chi pensa meriti di meglio.  E siccome ­pur avendomi gli agenti del MUM quasi eliminato il partito- io sono rimasto socialista, penso al sole di un (lontano) avvenire.
Non so quanto durerà il dominio di quella forma di frenetico sonno di massa che è il pensiero unico. Ma dobbiamo cominciare a svegliarci e a parlare, ridestando chi ci è vicino. Credo nella possibilità di restare (e di educare a divenire) soggetti non situati nella cronaca ma nella storia; soggetti intellettualmente, eticamente e perfino politicamente consapevoli, critici e impegnati, cioè attivamente soggetti. E nella possibilità di ritrovarsi con altri che ugualmente e diversamente lo siano. E sarà allora pensiero, a mio sperare, che verrà da una vita riappropriata e da una cultura alta: pensiero non monolitico ma plurale, non descrittivo ma interpretativo, non solo universale ma anche regionale, non dominato dalla necessità ma aperto sul possibile, non deterministico ma indeterministico, non epistemico ma epistemologico, non sistemico ma costellazionale Esistono ancora isole e arcipelaghi di pensiero, cieli azzurri non squarciati dalle strisce dei jets, musiche di parole senza rumore, immagini non seriali. Non sarà possibile eliminare per catalogazione e soffocamento tutte le scuole e le università in cui si pensa; né mortificare, emarginare o radiare attraverso la valutazione tutte le voci autentiche, tutti i maestri autentici, quelli capaci di pensieri culturalmente fondati e originali. Anche l’ipersistema della tarda modernità non è onnipotente.

Il presente atto di accusa contro il non-pensiero può non rendere giustizia a quegli elementi di pensiero che pur esistono nel non-pensiero stesso. Come in ogni campo, le contraddizioni sono numerose e importanti ma non tanto, mi pare, da cancellare i tratti fondazionali di questo saggio. Adesso si tratta di salvare il salvabile dall’esercito non-pensante, poi verrà il tempo degli storici, sempre che la possibilità di un pensare autenticamente storico non sia stata nel frattempo distrutta.


Bibliografia
Berger e Luckmann (I969) La realtà come costruzione sociale, Bologna, Il Mulino
Emanuele Severino  Il destino della tecnica  Rizzoli, Milano, 1998
J.Hillman Il codice dell’anima, Milano, Adelphi , 1997
M.Zambrano Verso un sapere dell’animo, Milano, Cortina, 1996
Guido Ceronetti  ”La fragilità del pensare” Rizzoli, Milano, ‘99
Umberto Galimberti
Enzo Tiezzi “Fermare il tempo, un’interpretazione estetico-scientifica della natura”, Milano, Cortinae d., I996
Alfred Schutz “Don Chisciotte e il problema della realtà”, Roma, Armando
Antonio Erbetta, Educazione ed esistenza, Torino, Il Segnalibro
M.Pomi La pedagogia scienza critica dell’esistenza come formazione in ENCYCLOPAIDEIA, N 2/98, Torino, Il Segnalibro

html a cura di Volfango Santinelli