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L'impresa di rappresentare la qualità della scuola nel tempo...

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Intervista dell'IRRSAE Emilia-Romagna all'ispettore G. Boselli

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Tesi sulla lingua italiana

Il problema della valutazione

 

 
   
"Riforma dei cicli",”Autonomia” e POF hanno oscurato “Qualità”  nella comune percezione di quanto il potere detta alla scuola. 
Di qualità si parla sempre meno: una buona ragione per parlarne seriamente.


L'impresa di rappresentare la qualità della scuola
nel tempo dei nuovi cicli, dei telefonini e del fast food


d
i Gabriele Boselli

Rappresentare adeguatamente la propria identità/qualità é per la scuola impresa quasi disperata nella società dell'informazione strumentale e dello spettacolo catechizzante, complice magari una seduttiva Megan Gale, all'ideologia del "pensiero unico" telefoninico. La scuola non ha mezzi di comunicazione comparabili con quelli destinati alla formazione "24 ore" delle masse (TV, giornali ad alta diffusione etc.) e non ha nemmeno, nella maggior parte dei suoi operatori, una forma mentis adeguata: siamo da millenni avvezzi più a fare che a far vedere, senza pensare e senza nemmeno sospettare che "la gente" valuta non quel che é ma quel che le viene mostrato con didattiche adeguate. Altrimenti come potrebbero i giovani andare da McDonald  e mangiare certi panini horror e certe patatine plasticose?. O comprare telefonini ­non solo i giovani- per illudersi di essere qualcuno e cuocersi il cervello parlando di banalità tutt’altro che urgenti?
Se questo diffuso modo di pensare economicistico ed “elettrico” già negli ultimi decenni aveva fatto perdere alla scuola molti punti nella high parade istituzionale, nei prossimi anni porrà forse una questione di sopravvivenza: le parti in cui lo Stato si articola entreranno  in una condizione "postistituzionale" in cui non avranno esistenza automotivata, ma si formeranno, vivranno e si dissolveranno a seconda della rappresentazione che sapranno dare della propria esistenza, dei propri fini e dell'osservanza dei propri limiti. La rappresentazione da evento "di contorno" all'attività dell'istituzione  scolastica diverrà un fatto vitale per il servizio.
Occorre vedere come si saprà, provenendo da una tradizione come quella delle scuole, centrata sul valore della discrezione, del disinteresse e della sogget-tualità, proporre una rappresentazione ascoltabile nel tempo della virtualità invasiva dei riferimenti e della serializzazione/standardizzazione di potenti processi comunicativi.

Irrilevanza esterna degli atti, successo delle rappresentazioni

Un nucleo rilevante della teoria della rappresentazione sta nel concetto di produzione di significato non dai fatti, ma dalle rappresentazioni che si originano nell'interazione sociale; a loro volta i significati così prodotti orienteranno l'azione sociale che succederà al processo di significazione.  Il vestito potrebbe essere di fibra sintetica e non proprio elegante, ma se ha la griffe.......Non esistono nel campo delle scienze sociali "atti" accertabili ma solo rappresentazioni -nel caso nostro attribuzioni di qualità- difficilmente configurabili, discutibili ma comunque efficaci nell'influenzare il corso degli eventi (l'acquisto e il grado di soddisfazione indotti dal vestito, dal vino o da qualsiasi altro prodotto, scuola compresa).
Appare evidente che se il sistema produce beni elementari (cemento, grano e oggetti materiali a bassa densità concettuale) o di modesta complessità (es. trasporti, esempio di bene semplice anche se di complicato processo esecutivo) il sistema dovrà realizzarsi soprattutto come azioni mentre se produce beni terziari e di struttura e di produzione ipercomplessa (es. catene di fast food,   mediazione finanziaria o Network TV od operazioni di creazione di consenso) non potrà che concentrarsi sull'irradiazione di rappresentazioni imperniate su fattori di rilevanza e suggestione qualitativa.

Impegnarsi nella rappresentazione, requisito della sopravvivenza

Potrei sinteticamente configurare la rappresentazione della qualità della scuola come l'insieme delle rappresentazioni dirette all'esterno contenenti suggerimenti di positivo vissuto valoriale degli eventi e delle situazioni presentate, come articolazioni di visibilità della qualità della scuola.  Il pensiero ermeneutico -entro il cui scenario si snoda il mio discorso - c'insegna peraltro che l'essere di una cosa non si può mai definire, ma solo interpretare, costruire; per raccontarne l'accadere, porgendolo confezionato in nuovi testi che ne aumentino il gradimento.
Il comunicare l'esperienza educativa nelle sue varie articolazioni, il realizzare all'esterno una sua evidenza qualitativa sono azioni importanti e -senza diventare con ciò agenti pubblicitari- ne va curata la qualità percepibile: questa si costruisce in un processo di proiezione all'esterno, di dialogo,  di confronto tra vari punti di vista; richiede anche la comunicazione con i cittadini (in primo luogo con le famiglie) (1)  
Nel mondo del commercio, spesso amorale, il consumatore, affinché non capisca quel che "consuma", è stato avvezzo ad altissime dosi di propaganda multimediale.  Nella scuola, ove l'eticità é essenziale, vi può essere invece bisogno che la qualità seria che vi si produce sia esplicitata e ripetuta in molti modi per non perdere il (quasi sempre meritato, spesso meritato ma non fruito) apprezzamento del pubblico per la produzione, in tale ambito raramente illusoria. La rilevanza della componente etica della scuola e dell'università pubbliche  (e delle istituzioni private più serie) obbliga a farsi capire ma senza ingannare e senza "effetti speciali" che é meglio lasciare al marketing industriale o alle scuole "cinque anni in uno" o "buongiorno dottore" alla CEPU.   Fare il nostro dovere come se il riconoscimento ci fosse indifferente e documentare il nostro agire come se da questo dipendesse il futuro della scuola.
La qualità "reale" o per meglio dire autentica che potrebbe emergere da POF seri è spesso pressoché indipendente dalla qualità percepita;  é invece legata alla cultura e all'identità dei soggetti che in carne ed ossa concretamente costituiscono la scuola; é inerente al modo in cui la scuola si pensa, si rappresenta, si progetta,  in cui agisce al proprio interno e verso l'esterno
.  POF dunque non come Piano (concetto da URSS dei tempi d’oro) ma come Presentazione dell’Offerta Formativa, documentazione/rappresentazione che deve divenire parte consistente di questo processo di costruzione della qualità autentica, seguirne il progetto, accompagnarne la pre-storia, la nascita, l'esperienza attiva; conformarne la memoria (2).

Valutazione come pratica di banalizzazione

Aspetto essenziale della più corrente rappresentazione di qualità é la disponibilità di un ben visibile apparato di valutazione, che "garantisca" il pubblico che la valuta investita é stata investita bene e ha prodotto valore aggiunto. Ovunque il poter disporre di "collaborativi" apparati di valutazione facilita ai Signori del potere il controllo dei consumatori di merci o servizi e dei lavoratori che li producono e agevola il governo del sottosistema rendendo possibile assicurare la coerenza alle direttive e un elevato gradimento del pubblico. In tutti i campi, lo scopo principale di qualsiasi apparato di valutazione non é quasi mai l'osservazione disinteressata degli eventi ma il consolidamento e la maggior incisività dell'azione di governo degli stessi attraverso la costruzione di rappresentazioni utili. Coerentemente, l'attività dei vari apparati valutativi -fatte le dovute eccezioni- consiste nello stimolare e indirizzare la domanda "padronale" e quella sociale di valutazione e nel
fornire valutazioni funzionali  (al committente della ricerca) che orientino i fruitori.
Par questa, ad esempio, la strada intrapresa dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione
(precedente ultima denominazione conosciuta: Sistema Nazionale per la Qualità dell'istruzione), organismo che sta per investire con i suoi test masse di studenti, insegnanti e dirigenti (per le due ultime categorie anche con effetto d’innesco di processi di incentivazione).  Il quadro teorico su cui si sono sinora mossi i soggetti preposti alla guida del monoculturale comitato scientifico non può che apparire a buona parte della comunità degli studiosi univocamente ispirato ai modelli teorici di una sola tra le varie  correnti di pensiero che oggi nella ricerca internazionale intervengono sul tema della valutazione. In particolare sarebbero da discutere l'impostazione oggettivistica, i tests, il descrittivismo e l'idea di misura, oltre che la sostanziale unidirezionalità e gerarchicità dei flussi di inquadramento del problema e la pratica (seppur negata) inesistenza di margini d'ideazione scientifica, di interpretazione e di adattamento locali.
In particolare quel che é a rischio é forse la stessa libertà d'insegnamento.  E, di conseguenza, anche quella di apprendimento. Se le cose non saranno corrette in tempo, il nuovo sistema di valutazione comincerà a cancellare tutte le identità, le differenze, le diversità, le interpretazioni, le intenzionalità, le storie. Per attuare la "perfetta banalizzazione" (espressione di Heinz von Foerster) della scuola e di chi vi opera.

Ricostruire originalmente un' idea di qualità "infinita come lo spirito, finita come ogni accadere"

Vedo invece la documentazione non come connessione automatica tra l'evento da documentare e  rappresentazione simbolica, non come rispecchiamento
. Tra evento e rappresentazione c'è un processo di traduzione, di trasposizione su un piano altro.
Per questo occorre ricostruire l'idea di qualità
, portando avanti la tradizione e liberandolo da recenti inquinamenti industrialistici . Per il pensiero fenomenologico ed ermeneutico la parola "qualità" é un esito di antiche e alte tradizioni di pensiero.  Riportarla al significato che le compete nell'intera tradizione dell'Occidente -non limitandosi dunque al modesto (culturalmente) seppur pericoloso episodio della "qualità totale"- significherebbe atto di autenticità della cultura scolastica e attivazione di una sua specifica originale apertura alla diversità di un futuro che non sarà sempre e solo di modello renano o nipponico.  La qualità della scuola e dell'università é la qualità della loro capacità di produrre  cultura, ricerca e accoglienza, di fornire luoghi allo spirito.
Le fondazioni della progettazione della
qualità in una scuola davvero autonoma, ovvero dotata di autonomia intellettuale e morale
si esprimeranno allora nell' attenzione (autoreferenziale no, ma autonoma si) al "qual essere" della scuola come "qual essere a": alla storia, all'epoca; soprattutto ai soggetti individuali in formazione. Fuori dalle tavole dei culti tardomoderni, dentro la storia dei quadri assiologici, accogliendo la complessità e la pluralità, additando i valori che si stanno formando e che essa, valutando, "in-segna", immette nel tempo.  Questo comporta una pratica rappresentativa scientificamente consapevole, soggettivo-intersoggettiva, interpretativa, non classificatoria, narrativa e non descrittiva, debolmente sistemica e normativizzata, libera nell'invenzione di strumenti e, almeno nelle fasi iniziali -per onestà- esplicitamente arbitraria.
Potrebbe dunque essere presentata nel POF un'idea di qualità originale, non costretta entro le mode, non orientata principalmente a vincere la concorrenza di altre scuole o università. L'uomo di scuola non é orientato al successo ma alla verità. La guerra di competizione dovrebbe essere lasciata agli enti il cui senso non trascende la propria esistenza e che perciò devono quotidianamente conquistarsi la propria posizione sul mercato, luogo ove il dio del "pensiero unico" stabilisce chi deve vivere e chi morire.  Per essi chiudere é finire, incontrarsi con il termine totale. Anche se cessa di esistere per non essere riuscita a rappresentarsi adeguatamente, la scuola é luogo dello spirito e lo spirito é immortale; una scuola vera non muore mai, anche se chiude.



(1)  P. Bertolini (a cura di) "La qualità della vita infantile: che fare" La Nuova Italia, Scandicci, 1992
P.Bertolini "Filosofia(re) della (sulla)qualità" in INFANZIA, La Nuova Italia, Aprile 98.

(2) La documentazione della qualità da un punto di vista fenomenologico é trattata da Agostina Melucci in "Ricordando quel che sarà: la documentazione" in DIRIGENTI SCUOLA,  Ed. La Scuola, Brescia,  n.4, Marzo/Aprile '97.

html a cura di Volfango Santinelli