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I dodici anni della Postprogrammazione.
di Gabriele Boselli
La postprogrammazione trae origine da un'azzardata impresa
sperimentale avviatasi nel 1980 a San Mauro Pascoli; il suo sigillo
burocratico fu quello di "Sperimentazione ex art. 3 del DPR
419/74" sul tema "Programmazione e modelli
tassonomici". L'idea era venuta agli sperimentatori
(principalmente Agostina Melucci, oggi ispettrice MPI e Marina
Seganti, oggi direttrice didattica nello stesso circolo), durante un
seminario di autoaggiornamento condotto anche leggendo insieme un
libro di G. De Landscheere "Definire gli obiettivi
dell'educazione". Galeotto fu il libro: mai a lungo termine
risultati della lettura furono tanto difformi dalle intenzioni
dell'autore.
Dopo due anni di sperimentazione, seguita da Piero Bertolini e
Franco Frabboni dell' università di Bologna e che si giovava della
preziosa assistenza degli ispettori Guglielmo Giovagnoli e Ugo
Montanari, traemmo la conclusione che di "programmare per
tassonomie" (come avevamo cominciato a fare) non fosse proprio
il caso. Dall' '82/83 iniziammo una tipo di programmazione soft,
"a maglie larghe", rivedibile, flessibile, "dal volto
umano" simile a quella che qualche anno dopo avrebbero attuato
i colleghi dello "sfondo integratore"; pubblicammo i
risultati di questa fase della ricerca nel 1984 con la dispensa:
"Programmare per tassonomie e oltre"). Ma dopo altri due
anni concludemmo che la soluzione forse non stava nell'accomodare e
nell'ammorbidire la programmazione ma nel fuoriuscirne
completamente
Fu così che, dopo quattro/cinque anni, la Postprogrammazione vide
la luce nel circolo didattico di San Mauro Pascoli (FO) nel I986 e
venne poi ufficializzata scientificamente sulla rivista INFANZIA
nell' Aprile I987 con l'articolo "La programmazione: hard,
soft, post". Proseguì attraverso l'opera di numerose,
bravissime, colte insegnanti delle scuole materne statali "La
Rondine", "Pinocchio" e "Myricae" (non é
vero che tutto il nuovo in Italia sia nato nelle materne comunali).
Franco Frabboni, che pure aveva seguito agli inizi la
sperimentazione, si dissociò dall' idea del superamento della
prospettiva programmatoria, pur continuando a seguire i nostri
studi. Rimase e rimarrà sempre con noi il prof. Piero Bertolini,
cui siamo debitori perennemente insolventi, sia sul piano umano che
scientifico.
La postprogrammazione procedeva nella pratica e nella teoria e
rilevanti saggi venivano pubblicati nel I988 su varie riviste e in
"Pedagogia al limite" (4) (4) Gabriele Boselli
"Programmazione e oltre" in AAVV "Pedagogia al
limite" , La Nuova Italia, 1988; la conduzione dell'esperienza
veniva, in loco, affidata a Claudia Vescini e altrove alcuni aspetti
del nuovo tipo di progettualità prendevano nuova vita o si
rendevano di conforto a chi cercava qualche strumento teorico di
difesa dalla colonizzazione programmatoria. Nel I99I la teoria
riceveva una completa trattazione organica con la prima edizione del
libro "Postprogrammazione" (5), ristampata l'anno
successivo . La sperimentazione secondo l'art. 3 DPR 419 veniva
chiusa dal Ministero della PI nel 1994.
Si erano intanto formate in varie parti d'italia, ma soprattutto nel
"quadrilatero d'oro" della Romagna (oltre a S. Mauro,
Cesenatico (Lippi) e Cesena (Severi-Zanelli), ove s'inventava lo
sfondo integratore, Forlimpopoli ove (direttore Maredi) si
percorreva sino in fondo la programmazione per obiettivi, con esiti
utili a capire che la strada era impraticabile. Si trattava comunque
di scuole in cui la programmazione -sino ad allora indiscutibile-
era messa sotto esame. Tra la Lombardia e l'Emilia si diffondeva
all'inizio degli anni Novanta la programmazione per concetti di
E.Damiano(6)
Pur con il doveroso riconoscimento dei contributi positivi di queste
altre teorie del progettare, altro percorso oltre alla
postprogrammazione mi pare abbia portato -almeno nelle prime
compiute formulazioni originarie- a territori posti completamente
oltre la programmazione, formulando una quadro pedagogico
radicalmente ripensato. Il rischio delle programmazioni
"intelligenti" é anzi quello di continuare ad assicurare
dignità teorica e culturale alla vecchia programmazione per
obiettivi, regalarle dell'ossigeno che, insieme al gas di circolare
(principale fonte di sopravvivenza), la tenga esizialmente in vita.
"Postprogrammazione" (copywrigt Boselli-Melucci-Seganti)
é il senso pedagogico dei pensieri e di una parte importante delle
esistenze di quei particolari soggetti che si trovarono a San Mauro,
dieci anni fa, a pensare autonomamente e, se necessario,
diversamente; senso ora nuovamente offerto tutti coloro che vi si
sentano vicini, nel sentimento della tradizione e nella disposizione
all'avvenire.
Uomini e donne che lavorano nella scuola sono attesi negli anni
prossimi da una difficile navigazione nell'Oceano della Modernità,
su acque elettroniche e superfici virtuali che possono scomparire
sotto di noi e farci precipitare, oppure formare imprevedibili
fronti d'impatto. Partendo per la nostra "necessaria"
avventura, abbiamo scelto -riprendendo un'immagine del IV capitolo
di questo libro- di navigare a vento incontro al nostro futuro, di
confidare nel dialogo del nostro timone con il vento dello Spirito;
di non misurare il valore della nostra navigazione dagli obiettivi
raggiunti, dai porti toccati. Il nostro porto ha sponde d'acqua ed
é in mezzo al mare più lontano.
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