L'editoriale
Rete
Un idea positiva per la resistenza e l?innovazione

Appunti sul non-pensiero

Il corpo nella cultura di massa e nell'esistere pedagogico

Riflessioni sull'orientare nel tempo della ipercomplessità

L'impresa di rappresentare la qualità della scuola nel tempo...

Copernico: uno sguardo che viene da lontano

Intervista dell'IRRSAE Emilia-Romagna all'ispettore G. Boselli

Molto di nuovo sotto il sole

Tesi sulla lingua italiana

Il problema della valutazione

 

 
   
Un'idea positiva per la resistenza e l'innovazione

Rete
di Gabriele Boselli


Rete è una parola che di recente ha conseguito una notevole fortuna. Lasciata per secoli ai pescatori e ai ragni o alle malìarde tessitrici di incantamenti, ora riguarda, attivamente o passivamente o in entrambi i modi tutto il genere umano. Nascono nuove speranze (stare in rete in posizione di controllo) o terrori (esser fuori della rete); man mano che l’autonomia intellettuale e morale del soggetto singolo diminuisce cresce il bisogno di una rete che ci garantisca l’esistenza e la possibilità di comunicare. Contro il silenzio, la fatica del pensiero pensante, le angustie del “che fare” (o i reali ma talora troppo paventati rischi dell’autonomia scolastica, molto forti in chi non l’ha mai avuta e dunque non l’avrà mai) ecco che la parola rete è ingenuamente caricata di valenze di salvezza, di rassicurazione dalle “deviazioni” del futuro.
E’ certamente una parola da studiare come cercherò di fare in queste pagine. L’idea di rete ­presa indipendentemente dalle singole situazioni e dai soggetti che vi hanno a che fare- è tra le più tese da antinomie, contraddizioni, specularità, asimmetrie dei significati. Con la rete ci si sorregge reciprocamente e con la rete ci s’impaccia vicendevolmente. Le reti ci salvano o ci dannano.
La logica di rete ­come latrice di solidarietà nella gestione e di sostegno alla comunicazione culturale e pedagogica tra le scuole- è peraltro l’unica che possa contrastare quello spirito di concorrenzialità che qualcuno vorrebbe addirittura incrementare.

Le contraddizioni aumentano quando l’idea di rete è non reinventata entro una visione complessa delle interazioni e dei processi ma, come solitamente nella scuola dell’autonomia, applicata in un disegno consapevole o inconsapevole di mera complicazione. Spesso, le complicazioni l’intricarsi dei nodi e dei conflitti, vengono occultate da una retorica “istituzionale” che fa ricorso a concetti come “l’interesse del servizio” “il valore dell’autonomia” etc, ma le tensioni continuano ad agire e a lavorare nell’organismo.
Ogni scuola in rete finisce spesso per appropriarsi dei vantaggi economici (es. finanziamenti concessi come capofila di rete) o d’immagine e, perché pressata da antitetiche logiche di concorrenza, conclude praticamente con il rafforzare isolazionisticamente se stessa.
Ancora più grave del conflitto latente nella rete e forse dello stesso conflitto palese è l’appiattimento di tutti i settori di rete su un unico modello.

Ogni idea muta a seconda del soggetto che la configura: quella di rete in modo particolarmente intenso cambia aspetto e genera significati diversi. Per il pescatore la rete è strumento di sopravvivenza, per il pesce è un rischio mortale.
La scuola -se non è ancora costituita in rete- è già comunque entro una rete. La rete dei rapporti deterministici che governa il mondo dell’economia, la rete altrettanto pesantemente deterministica della grande macchina mondiale dell’informazione. Una nostra piccola rete può servire a resistere alla pressione omologante e a consolidare grazie alle trame culturali e didattiche alle relazioni umane una massa di teorie e pratiche sufficiente a guadagnare una pur relativa autonomia culturale e operativa. L’autonomia della singola scuola s’incrementa allora dell’autonomia delle altre e rafforza l’autonomia dal complesso informativo-industriale. Agevola lo stare vicini, il confortarsi (non consolarsi) reciprocamente per conservare la memoria del sapere e costruire il suo futuro.
La rete collega i soggetti interconnessi, ne moltiplica le potenzialità, fornisce loro riferimenti, materiali, archivi, possibilità di influire nel discorso generale; ma la rete ha anche effetti inibitori,  induttori di dipendenza, limitatori di autonomia. Quando si è in rete, il percorso è arricchito ma anche impoverito e comunque condizionato.
Il valore degli effetti della rete dipende dal punto di vista e di potere.  In modo certo, la rete conviene solo a chi la tiene in mano, a chi la governa: è del tutto improbabile che il pesce abbia tanta forza da trascinare in acqua il pescatore.

La rete (dal punto di vista del pescatore)

La tarda modernità é l'età delle “autonomie” funzionali e delle reti. Autonomie con le virgolette in quanto sono appunto funzionali, ovvero non hanno nell’organismo ospite la loro ragion d’essere; un’autonomia se è funzionale non è “auto” è solo “nomia” è essere ente soggetto a norme che vengono da altri. La rete connette strettamente i pesci fino a portarli sulla nostra barca, Loro muoiono, noi viviamo.
Una rete nasce per controllare gli eventi per incrociarli sulla tolda degli interessi dell’armatore della nave, si sviluppa  qualche volta per clonazione formale, da altre reti e si pone come oggetto attivo dotato di realtà indipendente. Può diventere la rete-madre o rete delle reti e connettere altrettanto bene che legare i flussi di comunicazione. La rete (il tutto "uber alles") é un
insieme che ha guadagnato la messa in parentesi o il dominio delle parti, uno spazio gerarchicamente strutturato di coordinamento (convergenza sullo stesso ordine) e cofinalizzazione (convergenza sullo stesso fine ) che fa riferimento a sistemi sovraordinati e costituisce, da solo o no, il riferimento di sistemi sottordinati.  "Qualsiasi comportamento della rete é governato dalle leggi strutturali attribuite dal progettista della rete e dalla conduzione del “pescatore” " (2)
La rete definisce i soggetti che la formano che la formano e le rispettive funzioni e li nega nella loro autonomiaa: un elemento della rete é inspiegabile se non attraverso il contesto, le strutture tensionali , i nodi (Bateson)  Una rete  non concepisce l' Altro dalla rete"
Flessibile o rigida che sia, ogni rete (e in modo assoluto la rete delle reti, Internet) é
totalità (amplificazione d’iperinerenza, negazione della singolarità e dell'intenzionalità individuale) inintera, matematizzabile e ingegnerizzabile, oggetto-supersoggetto che non ama i soggetti, essenzialmente esteso nell'in-sé e nel per-sé, connotatante e connotato dal legame di parti, elementi, variabili interdipendenti. E' "naturalmente" nemica della divergenza, area entro cui potendo opera classificazioni e “divisioni del lavoro” a seconda del proprio baricentro.

Una rete ha infatti una "gravità" (attrazione delle parti verso il centro determinato dalle geometrie tensorie dei fili e dei nodi), una massa (resistenza inerziale alle sollecitazioni esterne), una resistenza all’atmosfera ambientale, una struttura di comunicazione e di comando,  una forza vettrice esterna, delle norme teoriche e operative più o meno codificate e utili alla decisione; talvolta un linguaggio categorico, sintagmatico, coerente, una cultura di rete variamente formalizzata. E’ la piaga del famoso “linguaggio comune”

Fra le tante espressioni della scolastica tardomoderna, due mi sembrano ricorrere con particolare frequenza:
"occorre fissare degli standard"   e "ci vuole un linguaggio comune".    Solitamente chi le pronuncia aggiunge che "inflazione o no, i prezzi salgono lo stesso", "la scuola andrebbe privatizzata", "le stagioni non sono più le stesse"; conclude spesso che "ci vorrebbe qualcuno che mettesse a posto le cose". "Linguaggio comune" é l'auspicio di chi disprezza la pluralità, dei nostalgici dell'ordinato e pre-storico mondo prebabelico.
La storia é dialettica delle pluralità e fa rumore, non é musichetta new age. Se il linguaggio é comune, non dice niente di rivolto alle persone, alla pluralità delle loro storie e delle loro identità. Volere un linguaggio comune é esprimere non la volontà di comprendere e di essere compresi ma di convincere e di essere convinti. Il sublime dono pentecostale delle lingue (al plurale) é un vero dono; il dono della lingua unica sarebbe una condanna.
   Viva, allora il reciproco fraintendimento degli uomini di Babele. Non costruiremo l'agognata torre più alta di Dio (leggi ora: di Bill Gates) ma continueremo a dire nella nostra lingua qualcosa di differente e di diverso, qualcosa di nostro e aperto all'alterità dell'altro..,

lingua ufficiale del “pensiero unico”. Una rete é tendenzialmente autoriprodutttiva e autoperpetuativa e per ciò resistente a quelle modificazioni che potrebbero risultare tali da mettere in discussione i suoi tratti fondamentali. Il dispositivo fenomenico non incide nel dispositivo generativo;
vedremo se i provveditorati chiuderanno davvero o se cambieranno solo nome aggiungendosi ai “nuclei per l’autonomia”.

La rete ha una storia (è stata decisa, fabbricata, comprata; è controllata, è destinata a logorarsi) e attraversa le acque della storia ma ove possibile la rinnega poiché la storia é storia dello scatenarsi di contraddizioni che da un punto di vista sistemico ove opportuno e/o sostenibile é meglio ignorare, in quanto potrebbero pregiudicare l'identità.
L'idea “confindustriale” di rete si accompagna con quella di convergenza, programmazione (scopi precisati in termini di obiettivi, apparati di verifica) e di specializzazione dei suoi elementi costitutivi         
La rete può essere fatta di cavi e/o di onde, di software e/o di hardware, rigida o flessibile, pensata entro una logica di causalità lineari (Cartesio-Pareto-) o computazionali (Wiener) o organicista, d'interazione dinamica ( Comte, Marx, Parsons, Luhman), ma se rimane solidamente strutturata mantiene una sincronicità e una "meccanicità" che  consente al reziario il dominio di chi vi è inserito.  Ogni rete é tendenzialmente chiusa, autoconservativa, e vede le reti concorrenti, l’altro-dalla-rete e il soggetto isolato come minacce alla propria identità; può aprirsi nella misura minima necessaria a sopravvivere nel campo degli eventi che non può governare.  E' caratterizzata da un grado vario, ma non inferiore a un certo minimo, di omeostaticità (mantenimento delle costanze tensionali) dei settori. Tende a sopravvivere delimitando i flussi fino a farli coincidere con le proprie possibilità di controllo e di previsione.
Se la rete riesce -attraverso un processo programmatorio- a contenere la trasformazione entro il processo previsto e dominabile, passa a un nuovo equilibrio interno ed esterno e tende a estendersi oltre il campo e a intensificare la sistematicità (struttura e logica evolutiva sistemiche) delle componenti. Quando il territorio diventa ingovernabile, eccede in richieste qualitative e quantitative o si restringe troppo, la rete si tende sino alla lacerazione e e al successivo, trans-formale scheggiamento verso altre strutture di rete.
Una "bella" rete (sempre dal punto di vista del pescatore) si regola  meccanicamente e autoproduce l'energia necessaria al funzionamento; una rete flessibile, dinamica riceve e trasforma energia anche dall'esterno,  vi immette correnti di significato, a volte utilizzate come prodotto utile a volte sopportate come spazzatura; accetta la riduzione della prevedibilità interna ed esterna, passando da logiche deterministiche ad altre probabilistiche.
Una rete, anche flessibile, é sempre integrata e integrante, connette secondo struttura i soggetti e le rispettive funzioni sostituendo al senso soggettivo (o regionale) il senso sistemico generale.
A differenza delle reti rigide che prevedono punti di partenza uguali, marce in formazione regolare sulle stesse strade, quelle flessibili ammettono  diversità di partenza e di percorso ma (che reti sarebbero altrimenti!) non transigono sul fatto che i pesci debbano finire sulla tolda del peschereccio.

Una rete si evolve non solo per logiche causaliste ma anche attraverso circuiti d'interazione di varia forza o debolezza (Weick)
Nelle reti elastiche, si sviluppano ciclicità ed entropia negativa (consumo di energia a volte maggiore della produzione.
    

La costellazioni

Se al pescatore la rete fa comodo, aumenta esponenzialmente l’efficienza delle operazioni di pesca rispetto a quelle a mani nude, non altrettanto si può dire per il pesce.
La costellazione invece (ad esempio, una costellazione di scuole)  si sa come non-ipostasi, ma vicenda entro una narrazione, non stabile prodotto dell'attività dello spirito. Una costellazione (il tutto "und alles") é l'idea di un
insieme che ha conservato la memoria e guadagnato una riduzione di dipendenza delle (e dalle) parti, uno spazio precario ma funzionalmente strutturato di discorsuale rappresentazione (convergenza di massima sullo stesso ordine ideale) e cofinalizzazione (convergenza sinergica sullo stesso fine) che fa debolmente riferimento a sistemi esterni e costituisce una semplice traccia per le  microcostellazioni in esso comprese.  La datità osservabile di qualsiasi comportamento dell'insieme é conformata, a vari gradi di consapevolezza, dal soggetto osservante.
Una costellazione é non definitoria dei soggetti che la formano e delle rispettive funzioni e li sostiene nella loro indipendenza. Ogni soggetto é qualcosa di differente e di diverso dal campo di appartenenza, che non può essere indispensabile a spiegarlo, a spiegare il suo mistero, anche se può aiutare a comprenderlo. La costellazione é aperta all' "Altro dal sistema"

Frequente nelle reti scolastiche la censura verso chi ­non detenendo una posizione di potere- parla “a titolo personale” rifiutando di essere espressione della sola anonima entità di rete.

Una costellazione e'
regionalità (inerenza reciproca territorialmente circostanziata, fondata sul consenso alla singolarità e in-tesa all'intenzionalità individuale) apertura all'Intero, non aritmetizzabile e non ingegnerizzabile. E' argomento, soggetto essenzialmente esteso nel in-sé come nel fuori di sé, debolmente connotato da legami transitori di parti, elementi, variabili interdipendenti. E' "naturalmente" amica della divergenza, area entro cui potendo opera narrazioni ispirate a tensioni di conoscenza e di solidarietà.
Una costellazione non ha un campo definito, una "gravità", non pesca solo  in acque territoriali. Acquisisce un'attrazione delle parti verso il centro evocato dal loro esterno. Ha una massa virtuale e comunque debolissima, una struttura tenue e flessibilissima di comunicazione ma non di comando,  una forza passiva, delle norme teoriche autoindividuate. Si offre agli infiniti punti di osservazione, ai mille linguaggi dell'universo e instaura un linguaggio ipotetico, paradigmatico, oscillantemente coesivo a una cultura.  La costellazione non si genera da sola e permane finché é presente nei pensieri di altri; é creata da altri e per generare ha bisogno dell'incontro con altre costellazioni. E' vocata all'apprendimento
La costellazione é generata dalla storia e lo riconosce poiché la storia é storia dello scatenarsi di contraddizioni de-formative e configurative dell'identità.
L'idea di costellazione si accompagna con quella di divergenza, "postprogrammazione" (progetto debolmente ordinato a fini e prevedente apparati d'interpretazione) e visione generale dei suoi elementi costitutivi.   La costellazione convive con  l'idea di conflitto; il conflitto la ravviva.
La costellazione può essere solo aperta, pensata entro una logica indeterministica, di causalità non lineari e non organicistiche, d'interazione debole.
Una costellazione (l'esterno é ricchezza, fonte di vita) si riassesta di continuo e riceve interamente l'energia necessaria al funzionamento; come i sistemi aperti immette correnti di significato anche all'esterno, accetta la riduzione della interpretazione e della progettualità infra e intercostellazionale. Una costellazione é sempre soggettuale e soggettualizzante, connette liberamente i soggetti e le rispettive linee di sensoà secondo il senso soggettivo (o regionale) e intersoggettivo.
La costellazione prefigura diversità di partenza e di percorso così come punti di arrivo. Si evolve attraverso circuiti d'interazione di varia forza o debolezza. Cerca di non correre il rischio di sostituire alle catene causali deterministiche i nessi  d'influenza testuale.
Non sporca
La costellazione é aperta all'essere riformata  e vede il nuovo come una promessa di riconfigurazione della propria identità; é in-tesa all' aprirsi nella misura massima possibile per sopravvivere nel campo degli eventi che non può
ma neppure intende  governare.  E' caratterizzata da  variabilità  e nomadicità  delle costellazioni interne. Tende a sopravvivere ampliando il campo fino a farlo coincidere con le proprie possibilità di comprensione e di progetto, qualche volta fino a perdersi.
Non avendo esistenza propria, ma solo nel pensiero altrui, non teme la fine. Se non riesce a contenere la trasformazione entro il progetto passa a un nuovo equilibrio interno ed esterno e tende a indebolire ulteriormente la struttura e il senso. Quando il territorio non si riconosce più in essa non combatte per la sopravvivenza ma accetta di svanire.


2. Nel cielo scolastico: oltre la gerachia delle reti, guardare (creare) la  costellazione

Sviluppata la questione nei suoi termini generali, cercherò di argomentare sul perché l'idea di rete potrebbe diventare un incentivo alla distruzione delle tradizioni e delle specificità e una compromissione della preziosa diversità dei loro futuri.
La parola "costellazione" si configura allora come veste di sentieri relazionali di raccordo tutelante la storia e l'identità delle varie scuole, nonché del loro proiettarsi ad elevati livelli qualitativi verso ciò che singolarmente e nel loro complesso non sono ancora.


Costellazioni di scuole

Appare importante che coloro che fanno parte di un'istituzione (organo di limitazione dell'incertezza e di garanzia di opportunità di risultato) abbiano un'idea non solo dei suoi processi interni ma anche dei suoi rapporti e relazioni con le altre, sia omologhe che riferite ad altri settori della vita sociale. E' ugualmente importante che i soggetti che ne sono parte (non mi piace né il termine passivizzante "utenti"  né quello commercialistico,"clienti") abbiano una visione generale, un quadro di configurazione dell'esistenza di una pluralità di scuole, diverse per tradizioni e intenzionalità, e tuttavia unite nel rispetto delle leggi dello Stato e tra loro collegate da non episodiche trame di dialogo culturale e pedagogico.
La costellazione -data l'insufficienza e la valenza totalizzatoria della “rete"-  mi sembra porsi allora come la maggiormente plausibile tra le rappresentazioni d'insieme.

Infatti:   
L'universo culturale postmoderno é un'universo ( versus unum, con qualche dubbio, comunque non intenzionalmente di-spersus) di narrazione, non di descrizione (il
sistema  universale della modernità).
Una costellazione scolastica é la rappresentazione dell'idea di un
insieme di istituzioni di cui l'osservatore-protagonista costituente ha conservato la memoria e guadagnato uno spazio di convergenza di massima sullo stesso criterio generale di conduzione (convenzioni qualitative) e convergenza su alcune finalità di fondo (es. uguaglianza, eticità, valutazione) che fanno debolmente riferimento a soggetti esterni e costituiscono una traccia (non un'indicazione prescrittiva) per le scuole in esso comprese.  L'osservazione di qualsiasi comportamento dell'insieme é il più trasparentemente offerta al  e agita dal  soggetto osservante.
Una costellazione  di scuole é non definitoria delle scuole che la formano e delle rispettive identità e funzioni e le sostiene nella loro
autonomia: l'autonomia di ogni scuola é accresciuta dalla correlazione costellativa della sua relazione con le altre. Ogni scuola é illuminata nel suo esser qualcosa di differente e di diverso dal campo di appartenenza, anche il far parte di una costellazione può aiutare a comprenderla.  
L' idea di costellazione rispetta integralmente l'idea di
regionalità (inerenza reciproca territorialmente circostanziata, fondata sul consenso alla singolarità e in-tesa all'intenzionalità individuale) ma anche di apertura all'Intero (incompatibilità con la prassi della scuola in più o meno splendido isolamento), di apparizione dello Stato. Addita un soggetto istituzionale essenzialmente consapevole e ben disposto nel in-sé come nel fuori di sé, debolmente connotato da variabili interdipendenti. E' "naturalmente" amica delle divergenze connaturate alla pluralità, ben ambientata in un'area entro cui si operino narrazioni come quelle attuate in questo convegno reggiano, ispirate a tensioni di conoscenza e di reciproca collaborazione.
Una costellazione di scuole non ha un campo esclusivo, una "gravità" al singolare. Ha una tenue resistenza globale alle sollecitazioni esterne, una struttura di comunicazione e di co-decisione su pochi punti essenziali (es itinerari di formazione delgi insegnanti, continuità nel passaggio degli alunni tra le scuole, prassi di confronto sulla valutazione), delle norme più o meno codificate e utili alla collaborazione. Si offre agli infiniti punti di osservazione dei soggetti fruitori, instaura un linguaggio non univoco ma traducibile (4 ).  
Una costellazione di scuole -non giuridicamente definita ma originata liberamente e costituita contrattualmente- nasce dal con-vergere delle parti e permane finche é presente nei pensieri dei partecipanti e dei fruitori. E' generata dalle storie e lo riconosce E' vocata ad apprendere e a generalizzare al proprio interno aspetti esterni ed interni apparsi come meritevoli di estensioni dell'esperienza.

L'idea di costellazione di scuole si accompagna con quelle di divergenza di una serie di fini e -secondo chi scrive- si coniuga meravigliosamente alla  "postprogrammazione" (progetto debolmente ordinato a fini e prevedente apparati d'interpretazione).  Può essere solo aperta, pensata entro una logica indeterministica, di causalità non lineari e non organicistiche, d'interazione debole.
Una costellazione, che non può non
percepire l'esterno come ricchezza, si riassesta di continuo e riceve interamente l'energia necessaria; immette correnti di significato anche all'esterno, accetta una modesta riduzione della interpretazione e della progettualità infra e intercostellazionale. Una costellazione é sempre soggettuale e soggettualizzante, connette liberamente i soggetti e le rispettive linee di senso secondo il senso soggettivo (o regionale) e intersoggettivo.
La costellazione scolastica permane contrassegnata da diversità di partenza e di percorso così come di molti e importanti punti di arrivo. Si evolve attraverso circuiti d'interazione di varia forza o debolezza.
E' aperta all'essere riformata  e vede il nuovo come una possibilità di riconfigurazione della propria identità; é in-tesa all' aprirsi nella misura massima possibile per sopravvivere nel campo degli eventi, che in parte non potrebbe (
ma neppure intende ) governare.  E' caratterizzata da  variabilità  e nomadicità  delle componenti interne. Tende a sopravvivere ampliando il campo fino a farlo coincidere con le proprie possibilità di comprensione e di progetto.
Non avendo esistenza propria, ma solo nel pensiero e nella volontà altrui, una costellazione di scuole (a differenza dei distretti, o di altre figure giuridicamente sostenute) non teme la fine. Se non riesce a contenere la trasformazione entro il progetto passa a un nuovo equilibrio interno ed esterno e tende a indebolire o diversificare ulteriormente la struttura e il senso. Ove il territorio non si riconoscesse più in essa non combattebbe per la sopravvivenza ma accetterebbe di svanire.


Pratiche inerenti all'assetto di costellazione

Le scuole che decidano di costituirsi e proporsi in "costellazione" ( o in altre parole di significato affine) dovranno originalmente inventarsi il loro modo di essere e di apparire insieme. Penso che niente come l'idea di costellazione apra un credito all'originalità e alla creatività delle componenti di un insieme.
L'intento può essere quello di
configurare un progetto educativo di promozione della qualità della scuola contenente l'esplicitazione delle intenzionalità, ossia delle prospettive, delle direzioni  verso cui si tende, delle scelte culturali e formative che esprimono l'impegno delle scuole verso i soggetti bambini e il mondo esterno (POF). Progetto dunque quale   impegno e "promessa" in ordine alle finalità e a taluni elementi dello stile.




html a cura di Volfango Santinelli