L'editoriale
La situazione del personale scolastico: 
autonomia sì, ma la libertà?

Riflessi di valori e qualità

Comincio da tre... a cercare l'oriente

Scuola e Universi
Informatici

Appendice sulla lingua e sulle lingue

Appunti sul non pensiero

L'impresa di rappresentare la scuola del POF, dei telefonini e del fastfood

Abolire i voti

Per una scuola trasparente

Metodo e valutazione

Lettera da Forlì

Lettera da Alpignano

 



 

 
   
Ragioni di fondo di un progetto

Per un sapere scientifico e tecnologico "umano"

Premessa

La scienza e la tecnica -frutto del cuore e dell’intelligenza dell’uomo- sono spesso presentate e percepite anche nella scuola quasi come prodotti alieni.

Arte (che ha la stessa radice semantica di tecnica) e scienza stanno insieme in un articolo della Costituzione, il n.33. E' un articolo scomodo, perché proclama la libertà di queste due essenziali forme di vita dello spirito e continua a farlo in un mondo in cui i più non sanno che farsene della libertà e dello spirito e anzi vi trovano un intralcio per i supremi fini della produttività, dell'efficienza, dell'efficacia e della produttività (altrui).

Ma la vera autonomia della scuola, quella dell’intelligenza (che non conta ma vale) si esprime nel coltivare disinteressatamente la scienza anche in un’epoca allergica al pensiero fondato sull’esperienza, teoreticamente rigoroso, critico e autenticamente creativo.



1. Il tentativo di liquidazione della Teoria



La prassi appare oggi maggiormente affidata, in ogni campo, più alla tecnica immediatamente produttiva di risultati concreti e spendibili ( o che così promette) che a forme di sapere astratto e di valenza generale. La grande recessione culturale che ha colpito l' Occidente negli scorsi anni '9O sta facendo sì che la cultura delle masse di lavoro intellettuale venga orientata secondo discorsi di corto respiro, dallo spazio etico-politico e sciedntifico ristretto, privi di storia e di un futuro che non sia essenzialmente clonazione degli aspetti più "funzionali" del presente. Perdita della memoria, restringimento della prospettiva, incapacità di attesa e di utopia portano a una razionalistica riduzione/cancellazione dell' intelligenza non funzionale al successo immediato del soggetto o del suo clan.

Naturalmente l' iperrazionalismo (o razionalismo di corto respiro) implica poi compensazioni anomale, profonde irrazionalità di comportamenti, un'emotività socio-politica molto elementare e manichea, la scoperta di nuovi e spesso improbabili untori da incolpare di tutti i vizi del sistema, nuovi moralismi e maccartismi che schiacciano la persona La Ragione che pretende di non dormire mai, semina incubi intorno a sè.

Il soggetto é invero il grande sconfitto di questi anni, specie se non fa parte delle categorie che dispongono di potere o é membro di gruppi al momento perdenti nel conflitto tra corporazioni. E' oggi la ragion tecnica -che si fregia di non render conto ad alcun' altra forma di pensiero- a consegnare ai suoi chierici la facoltà di disporre dell' esistenza altrui (salvo poi esserne spesso travolta) attuando una forma di potere. Potere che non solo coarta la vita e qualche volta anche la morte ma pure pretende di farlo a buon diritto, avendo dalla sua la Ragione. "Supertecnici" integrati nel paradigma coperto del "sapere per dominare" anche se estranei alla sua produzione teorica non impongono esplicitamente la loro volontà in nome proprio ma in nome di saperi "neutri", "certi", "oggettivi" , interpretati sempre più spesso in un campo etico assai ristretto. (1)

(1) Su verità e certezza nel mondo moderno v. Martin Heidegger in "Seminari" (Adelphi I992), particolarmente alle pagine 47-49. Importante anche un'altra opera heideggeriana "L'essenza d'ella verità", sempre da Adelphi, 1997


Nessuno, (o certamente nessun studioso) vuole consapevolmente queste cose. Ma sono queste cose che vogliono tutti noi e inducono parte degli addetti a produrre subteorie, teorizzazioni di servizio estremamente regionalizzate, un sapere di tipo strumentale, descrittivo, a campi ristretti ("delimitati") e dunque controllabili, utile -sia pur per un tempo limitato- al governo degli eventi. Il coinvolgimento nel vortice di polvere porta talora a sviluppare anche un mal dissimulato o del tutto aperto odio alle radici e al cielo e a contestare gli ammassi teorici di vasta estensione. I fini, i processi interpretativi, la gratuità vengon considerati generi di lusso, cose per aristocratici o per fannulloni.

Si può anche esser portati a negare ogni mistero o a trasformare complessità e ipercomplessità in semplice (e dominabile) complicatezza. Niente letteratura, niente teorie generali: nella prevalente ottica di disconoscimento delle fondazioni e di fuga dal senso queste vanno confinate nelle biblioteche della città proibita e ivi custodite e protette dagli estranei ovvero quelli che lavorano in periferia o in campagna. (1)



(1) E' ben vero che gran parte dei lavoratori reali ha già trovato nella TV il luogo di più alto coinvolgimento spirituale, ma parte di costoro potrebbe anche appropriarsi dei grandi libri. Potrebbe leggere liberamente la Bibbia, Omero, Rousseau, Nietzsche, esser sedotta dall' idea di un passaggio da una cultura tecnologica a una scientifica. Forse penserebbe addirittura, pur non appartenendo alla classe dei governanti, di sottrarsi al dominio della Tecnica.


Per la classe dei produttori occorre semplicemente una forma di sapere che li faccia produrre (magari "creativamente") ai livelli qualitativi e quantitativi richiesti dalla competizione inter e infra sistemica.



Questo tipo di cultura sembra procurare capacità di determinazione a chi governa i diversi livelli della struttura socioeconomica e sicurezza a chi tra i governati ha perduto la memoria e la speranza ed ha acquisito un' identità conformistica. Ha in effetti, sinora, consegnato ai primi strumenti per un' artificiosa ma efficace compressione della complessità/ipercomplessità e ai secondi un simulacro di pensiero (pensato) capace di far avvertire come antiquata e inutile fatica quello pensante.

I saperi strumentali "senza soggetto pensante" avvolgono tutti in un linguaggio "tecnico" che conforma alla sua sintassi ogni possibile discorso; non solo alla sua forma ma anche ai suoi contenuti tipici. Non si potrebbe del resto restringere l'orizzonte senza ridurre la prospettiva linguistica aperta sullo stesso.

Codici ristretti per universi di significato delimitati e controllabili. Lessici definiti, cioé estinti, di una trionfante lingua morta. "Ordinamento" della natura per mezzo della tecnica e della cultura attraverso la soppressione o l' integrazione delle diversità.

Da un lato del multidimensionale campo di conflitto ove é in gioco la configurazione del mondo, vediamo volontà di potenza priva di senso del limite, emittenza incapace di ascolto, amministrazione di banalità. Dall'altro, troppo spesso, impotenza intellettuale, registrazione/esecuzione passiva, soggezione senza sofferenza a poteri senza ragioni di autorevolezza; oppure apatia o ancora esplosioni ribellistiche senza intelligenza né prospettive.



Sotto la pressione, da un lato, delle effettive, innegabili, spesso autentiche esigenze di governo di sistemi in sovraccarico tensionale e dall' altro di una richiesta di sicurezza, le scienze vengono promosse e vissute solo come
tecnologie quando non direttamente identificate con il prodotto tecnologico. La pratica regionale viene assemblata sotto i vessilli di neoformazioni disciplinari o solcata da pik up microteorici "autonomi", miniteorie vertenti su fazzoletti di campo. Dalla crisi delle "grandi narrazioni" al puro balbettio alla provincia scientifica, alla chiacchiera di vicinato, al dialetto epistemico. Dal latino al dialetto tecnico. Dalla lingua al gergo.

Le tradizioni scientifiche e tecniche di lungo periodo son vissute come remore e spesso apertamente disconosciute.

E' stato scritto che sian oggi in attività più scienziati di quanti non ve ne siano stati in tutta la storia umana. Si sta disegnando, é vero, il grande affresco della teoria della complessità/ipercomplessità, ma mi sembra che dopo le grandi scoperte avvenute nei primi trent' anni del secolo (la t. della relatività, la nascita della fenomenologia), nessun scenario teorico fondazionale veramente nuovo si sia più affermato. Né che qualche sviluppo della ricerca pura abbia più consentito progressi da considerare come un'evoluzione importante nella conoscenza della specie.

Le scienze -anche quando come la cibernetica o l' ingegneria genetica sarebbero suscettibili di aperture rivoluzionarie dell' intelligenza umana- sono divenute espressioni interessate di apparati ove dominano istanze di ordine economico, ove la pressante esigenza di un ritorno (con interessi) degli investimenti effettuati costringe a produrre comunque qualche risultato
vendibile a breve termine. Altre volte le scienze son volte al servizio di sistemi burocratico/accademici, si attuano come produzioni di macchine organizzative principalmente finalizzate alla sopravvivenza e al successo del gruppo e alla carriera dei suoi membri. Ciò al modesto prezzo di qualche risultato apprezzabile secondo l' assiologia del tempo.

L' asservimento di gran parte della scienza al potere (economico sopratutto, ma anche politico e militare) o alla carriera dei suoi membri penso possa derivare anche dalla "perdita di memoria" della scienza, che dimentica di essere più antica della stagione del suo apparente massimo trionfo, la modernità. Perdendo il tesoro della memoria ci si consegna a chi possiede altri tesori. Si perde lo stesso senso della relatività e -come ci ricorda Dario Antiseri- il testo scientifico fugge lo spazio ermeneutico, ignora di esser parte del testo, ben più ampio, del sapere generale dell' uomo.

Forse anche per questo sono tanti anni che non s'accende nessuna grande luce, che nessun studioso concepisce più nella necessaria solitudine, nella sospensione dal rumore, teorie (3) originali destinate a riconfigurare l'immagine che l'umanità si é fatta del mondo.



(3) Per Gadamer: l'andare ai luoghi del dio, l' approssimarsi a più intensa luce, il fuoriuscire dalle ombre.

V. H. G. Gadamer "La ragione nell'età della scienza" , Il Melangolo, Genova I986


La Teoria -come atto puro di un soggetto libero, viaggio senza mete predefinite, ri-creazione del mondo - se non é morta certo sta poco bene, a causa delle condizioni ambientali in cui avviene il processo teoretico. Anche intesa non come creazione, ma solo come produzione di nuova conoscenza, la teoria soffre, schiacciata com'é dalla pressione della macchina mondiale dell' economia. La sua sorte é analoga a quella della Terra, ormai interamente venduta e adibita a gigantesco stabilimento produttivo


A nostro avviso, la scienza e una tecnologia non autoreferenziale o subordinata all’economia sono tradizioni di atti di amore per il mondo (l'altro dall'io) e di conoscenza, atti di interpretazione di fenomeni rapportati a ciò che é ritenuto significativo e di consapevole intervento nel mondo. Ogni atto di scienza o di tecnologia consiste pertanto nel ricontestualizzare un evento secondo i sentimenti di un soggetto singolo o collettivo, secondo il comune sentimento del valore diffuso in un determinato contesto storico. 



Pluralità di posizioni



Non solo sul piano sin qui trattato, di una "metafisica dei costumi" (4), ma anche su quello metodologico esistono varie linee di riflessione. Possono essere raccolte intorno a due filoni, entrambi profondamente radicati nella cultura dell'Occidente: quello realista-oggettivista e quello ermeneutico. Sono indirizzi che risalgono al V secolo a.C., in terra greca; occorre riflettervi a fondo, senza farsi tentare di ridurre il campo di riferimento all'orizzonte della sola cronaca.

Il primo indirizzo, le cui origini sono nella cultura aristotelica anche se esprime la visione del mondo della modernità, mantiene un approccio oggettivistico ai fenomeni. Il conoscere è visto come adattamento del pensiero a una realtà che si pensa esistere del tutto fuori del soggetto e separatamente da esso.

Si tratta di cogliere le cose come stanno, nella loro realtà intrinseca, prescindendo dal soggetto valutante e dai suoi valori morali. Questi è visto come elemento inquinante l' affidabilità della procedura e degli esiti; è elemento di disturbo, interferenza, va "eliminato". Poichè non può essere soppresso fisicamente, occorre ideare dei marchingegni per farlo scomparire.

La soggettività, divenuta inaffidabile, deve trovare fuori di sè, attraverso strumenti "moralmente neutri" , le garanzie del conoscere e del valutare.

I principali aspetti che caratterizzano tale approccio possono essere sintetizzati nei seguenti punti che rappresentano le differenze fondamentali tra questo tipo di approccio e quello fenomenologico-ermeneutico, che io vedo principalmente dall'interno della tradizione platonica e idealistica:

- conoscenza "oggettiva"

- logica quantitativa

- esaltazione degli strumenti



 

Tecnologia e scienza: un approccio fenomenologico

 

Quella scientifica è attività di conoscenza condotta da un soggetto consapevole di essere e di stare dentro un campo di intenzionalità. Si entra in una dimensione quantitativo/qualitativa, cercando di capire soprattutto ciò che vale, avvertiti che raramente ciò che vale é ciò che conta.



(3) E. Husserl "La crisi delle scienze europee" il Saggiatore I967 e M.Pomi "Teoria della complessità e scienza dell'educazione" in Orientamenti pedagogici, Febbraio '95

 

L'atto tecnico e /o scientifico deve prendere in esame la relazione tra i soggetti e i contesti. I soggetti non sono un prodotto ma ne dovrebbero essere il senso. Il contesto è senz'altro fondamentale per comprendere i soggetti, affinchè ne siamo infuenzati ma non determinati. Per questo siamo soggetti ossia individui in grado di rispondere originalmente alle sollecitazioni dell'ambiente. Penso inoltre che sia eticamente importante mantenere un senso dei limiti generali (l'economicismo riconosce solo limiti interni al proprio testo) perchè l'altro è anche alterità non strumentalizzabile, enigma, mistero, non si spiega (e per fortuna non si domina) integralmente; sfugge sempre in qualcosa di importante



In cosa consiste l'accorgersi del mondo?

Noi costruiamo un'immagine del mondo e dell'altro più o meno consapevolmente collegata alle nostre attese, al nostro progetto, alla nostra linea di intervento, al nostro mondo estetico, cognitivo e spirituale (soprattutto valoriale). Nell'atto scientifico o tecnico io colgo l'altro-da-me attraverso la mia identità; l'immagine dell'altro è costruita entro il mio orizzonte attraverso il confronto con l'altro. La soggettività, moralmente consapevole, esplicita, responsabile, non è qualcosa da evitare, ma è elemento prezioso. Il soggetto non è un "difetto di essere".


 

La prospettiva ermeneutica: lineamenti epistemologici del progetto



Il mondo rappresenta una sorta di "testo" da interpretare. Un testo andrebbe letto liberamente senza griglie di lettura perchè gli schemi precostituiti impediscono di prestare attenzione al singolo soggetto e annullano la capacità di stupirsi. E dallo stupore, come ci insegna una cultura millenaria, può nascere la conoscenza. Un testo preventivamente "grigliato" é un testo "bruciato"

Da un punto di vista fenomenologico-ermeneutico, si considera che gli eventi mandino dei messaggi da comprendere; li si raccoglierà, li si ricostruirà. I messaggi verranno tradotti nella nostra lingua. Nell'osservare e nell'interpretare le osservazioni, conta anche l'
empatia o entropatia ovvero quella disposizione a coesperire il punto di vista dell'altro che può oscillare tra una forte chiusura a un più ampio coinvolgimento nel suo vissuto. C'è un tipo di conoscenza dell'altro che non è solo razionale, solo empirica o fattuale. E' data da canali affettivi (impressioni, sensazioni, intuizioni) aventi anch'essi un valore conoscitivo.




Approdi



- La rappresentazione scientifica o tecnologica del mondo avviene sempre secondo una più o meno consapevole ed esplicita tavola valoriale, una serie di idee su ciò che é bene, male, giusto, importante.



- Ls tecnica e la scienza devono fare il possibile per sottrarsi al "pensiero unico" ed esplorare l’universo entro tavole di navigazione più profonde e ampie, estese nei millenni e nella pluralità della fisionomia dell'Occidente. Devono inoltre non integrare il pensiero ma lasciarlo agire in dialettica con l'immagine dominante.



-Le fondazioni dell'attività tecnica e scientifica si esprimeranno allora nell' attenzione (autoreferenziale no, ma autonoma si) al "qual essere" degli eventi come "qual essere a": alla storia, all'epoca; in ambiente scolastico soprattutto ai soggetti individuali in formazione. Nel progetto si cercherà di agire fuori dalle tavole dei culti tardomoderni, dentro le tradizioni di ricerca, accogliendo la complessità e la pluralità, additando le "verità" e le teorie che si stanno formando e che essa "in-segna", immette nel tempo.



Ogni atto scientifico dovrebbe comportare, oltre alla delineazione dello scenario, una dichiarazione sull'epistemologia (analisi dei criteri di scientificità), costruire per altri un'idea del reale non ipostatizzata (non posta come pressoché indipendente dal soggetto della conoscenza) ma collegata al sentire individuale e storico prevalente nel campo in cui si situano gli operatori .

Occorrerebbe ad esempio evitare che le scienze umane considerino le azioni dell'uomo sempre conoscibili e misurabili e valutabili successivamente in base alle "oggettive"
misurazioni (quasi riferite a metri universali, con permanenza dei criteri nonostante i dati emergenti) che ne saran state fatte. Occorrerebbe ad esempio evitare che la valutazione della didattica sia quindi centrata su performances osservabili, tesa a spostare l'attenzione sull'oggetto, sul prodotto dell'attività scolastica e a distrarla dai soggetti, in piena, forse inconsapevole adesione a un "sistema senza soggetto conoscente'.


 


Bibliografia


AAVV, Inforscuola '96 - Atti, Hugony editore, Milano, 96

Agostina Melucci (a cura di) "Innovazione. Per la qualità della scuola materna" Il Segnalibro, Torino, '97P.A. Rovatti " La posta in gioco. Husserl, Heidegger, il soggetto" Bompiani, Milano '87

Gardner " La nuova scienza della mente" Feltrinelli, Milano, '88

De Finetti "La logica dell'incerto" Il Saggiatore, Milano '89

AAVV "Epistemologia informatica" Transeuropa, Bologna '91

Heidegger "Segnavia" Adelphi, Milano, '92

AA VV "La svolta relativistica nell’epistemologia contemporanea, Milano, F.Angeli '88

M.Ceruti "Il vincolo e la possibilità", Milano, Feltrinelli, "89,

M. Vozza "Rilevanze. Epistemologia ed ermeneutica" Roma-Bari, Laterza, '9O

Gabriele Boselli "Postprogrammazione", Firenze, La Nuova Italia, '98 II ed.

 

Bruner, La ricerca del significato, Bollati Boringhieri, '92

Dallari, I topoi nel formaggio, IL Segnalibro, Torino

Demetrio, Raccontarsi. L'autobiografia come cura di sè, R. Cortina Editore, '95

Vanna Iori "Lo spazio educativo" La Nuova Italia, '97

AAVV "Pedagogia al limite" La Nuova Italia, Firenze, 1988

AAVV "Sulla didattica" La Nuova Italia, Firenze, 1994

N.Filograsso "Apprendimento, natura e società", Armando, Roma, 74

N.Filograsso "I dilemmi dell'educazione nella società acentrica" Quattroventi, Urbino, '97

F. Bertoldi (a cura di) "L'intenzione educativa" La Scuola, Brescia, 1996

P.Bertolini "L'esistere pedagogico" La Nuova Italia, Firenze, 1988

P.Bertolini "La responsabilità educativa" Il Segnalibro, Torino, 1996

R. Cristin ""Alcune recenti pubblicazioni sul tema della soggettività" in "aut aut" n. 245, Settembre '91

A. Erbetta "Il paradigma della forma" ANICIA, Roma 1992

M.Pomi "Gli stupori di ego" IL Segnalibro, '97
http://www.cadnet.marche.it/postprogrammando/ O, 1, 2, ŠŠŠŠ

html a cura di Volfango Santinelli