Osservare con attenzione il territorio Colli Esini-Frasassi, vuol dire ammirare incantevoli paesaggi, apprezzare monumenti e opere d’arte che hanno segnato le diverse epoche, conoscere le più genuine tradizioni popolari: “storie, forme e sapori del tempo”.

Fabriano

fabriano Universalmente nota come la “città della carta”, si estende per 269 kmq (con oltre 30 mila abitanti): questa vasta superficie la rende il terzo comune d’ltalia per territorio. La città ebbe origini antichissime e, in virtù della propria posizione geografica, svolse un ruolo fondamentale nell’evoluzione culturale e storica del territorio appenninico tra Marche e Umbria. I primi insediamenti in zona risalgono all’epoca romana (ricordiamo le città di Attidium e Tuficum) e fu allora che ebbe origine il vocabolo Fabriano che va considerato “un aggettivo da nome gentilizio romano (Faberius), indicante il possessore di un fundus o un rus nel sito ove poi sorsero i castelli medioevali” (Bruno Molajoli). La prima menzione certa di una località con questo nome e del 1065, ma è in un documento del 1160 che si parla esplicitamente di due castelli feudali, eretti l’uno di fronte all’altro sulle opposte sponde del Fiume Giano. Fabriano ebbe il suo massimo sviluppo economico e sociale nella seconda meta del ‘300, quando la potente famiglia dei Chiavelli trasformò il libero comune in signoria. In quest’epoca (1378-1435) fiorì la grande scuola pittorica fabrianese e si accrebbero le industrie; poi, dopo un breve e infausto dominio di Francesco Sforza la città venne annessa gradualmente allo Stato Pontificio. Questo segnò la sua lenta e inarrestabile decadenza nel corso dei secoli successivi. Fabriano conserva oggi il sostanziale tracciato delle vie strette e alcuni monumenti di queste epoche, come il solenne Palazzo del Podestà (1255) che assieme alla Fontana rotonda detta Sturinalto (1285) caratterizza la bellissima Piazza del Comune. Una delle prime località in Europa in cui si iniziò a fabbricare carta (da cui fama, notorietà e un Museo della Carta e della Filigrana unico al mondo), la città oggi è anche un florido centro industriale nel settore degli elettrodomestici.

Matelica

matelicaPosta tra due monti (S. Vicino e Gemmo) all’inizio della provincia di Macerata, ha poco più di 10 mila abitanti. Antica città umbra e poi municipio romano, venne in seguito conquistata dai Longobardi. La prima notizia che conferma l’esistenza dell’organizzazione comunale a Matelica è del 1162. Passata sotto le dirette dipendenze della Santa Sede, nel 1394 venne assegnata dal papa alla famiglia Ottoni, che esercitò il potere sin quasi alla fine del XVI secolo. Il ritorno al diretto dominio della Chiesa portò a una lenta decadenza, ma rimasero sempre fiorenti il commercio e la produzione dei “panni di lana”, iniziati nel ‘500 sotto gli Ottoni. Anche Matelica conserva parecchie tracce del proprio passato, a cominciare dagli edifici che costituiscono la piazza principale (intitolata all’illustre matelicese Enrico Mattei) in cui spiccano il Palazzo del Governo o dei Pretori (1271) – con incorporata la Torre Civica (1175) – e la centrale Fontana ottagonale (1587). Vanto indiscutibile della città è il Museo Piersanti, ospitato nell’omonimo palazzo. Oltre a un discreto sviluppo industriale, l’agricoltura ha avuto negli ultimi anni un buon rilancio con la produzione del “Verdicchio di Matelica”, vino tipico doc.

Sassoferrato

Settemila abitanti su un vasto territorio, sorge presso le rovine dell’antica città umbro-romana di Sentinum: qui ebbe luogo la celebre battaglia con la vittoria dei Romani contro la lega dei Gallo-Sanniti (295 a.C.). La città scomparve tra l’VIII e il X secolo. Attorno al 1150 un conte di nome Atto – proveniente dal castello di Galla presso Genga – fondò un nuovo castello, a cui dette il nome di Sassoferrato. Questo, ben presto, divenne un paese: i discendenti dei vecchi Sentinati scesero dai rifugi montani per costruire lì le loro nuove case. Dopo il dominio dei conti Atti, divenne libero comune (1460) e subì diverse occupazioni. Notevoli sono le testimonianze rimaste, come la zona archeologica di Sentinum e il Museo Arcbeologico. Oltre alle monumentali chiese (S. Croce e S. Francesco) va ricordata l’imponente Rocca di Albornoz, massiccia costruzione militare costruita per ordine del cardinale Albornoz nel 1365. L’odierna Sassoferrato è una cittadina sana e operosa, grazie anche a un crescente sviluppo industriale.

Arcevia

La tradizione accredita l’origine di questo esteso borgo montano (quasi seimila abitanti, su 126 kmq, a una quota di 535 metri) all’epoca dei Galli Senoni, fondatori lungo la costa della città di Senigallia. Ingrandita e fortificata nel X secolo, venne in seguito donata alla Chiesa. La sua posizione le conferì straordinaria importanza sin dal Medioevo basterà ricordare come, all’inizio del 1200, circa 40 castelli e numerosi villaggi sottostavano alle sue leggi. Questo aspetto austero e inespugnabile, che tuttora è rimasto, fece guadagnare ad Arcevia la denominazione di Roccacontrada. Luogo essenzialmente votato al turismo, offre un’immersione totale nel verde di prati e di boschi, oltre al suggestivo e affascinante viaggio alla scoperta dei suoi tanti castelli medievali.

Serra San Quirico

Quasi a guardia della Gola della Rossa sorge questo antico centro medievale, che conta oggi tremila abitanti. Sono di epoca etrusca i primi insediamenti, sui quali i Romani crearono un villaggio a difesa della gola. Sul finire del X secolo, San Romualdo diede l’impulso alla rinascita del paese, facendo edificare la Chiesa di San Quirico. Libero comune per diversi secoli, perse sul finire del ‘600 la propria autonomia tornando allo Stato Pontificio. Un centro storico conservato perfettamente, con la torre di difesa principale detta Cassero, le caratteristiche Copertelle (passaggi coperti lungo le mura di cinta) e le numerose chiese, tra cui va ricordata Santa Lucia, invitano il turista a non dimenticarsi di Serra San Quirico.

Cerreto d’Esi

cerreto d'esiDurante le invasioni dei Longobardi, gli abitanti di Tuficum sfuggiti ai saccheggi cercarono rifugio nelle zone collinari circostanti. Così si formò il primo nucleo di Cerreto d’Esi (che oggi ha 2820 abitanti), fortificato poi con alte mura fino a divenire un castello, caposaldo del generale Belisario durante la guerra greco-gotica. Nel Medioevo ebbe autonomia legislativa, come risulta dagli statuti del 1530. L’attuale paese si è sviluppato attorno al centro storico, di cui rimangono la Porta Giustiniana e soprattutto la Torre civica detta di Belisario. Cerreto d’Esi economicamente è a metà tra industria e agricoltura: anche qui si produce l’ottimo “Verdicchio di Matelica”.

Genga

Pur vantando origini risalenti addirittura alla Preistoria, questo paese di duemila abitanti conobbe il suo maggiore sviluppo in epoca medievale, racchiuso com’è intorno a un antico castello (forse XI secolo). Fece parte dei possedimenti del monastero di S. Vittore e fu anche dei Conti della Genga (da cui prese il nome). Occupata a più riprese da Fabriano (prima i Chiavelli e poi Francesco Sforza), qui nacque Annibale della Genga divenuto papa con il nome di Leone XII. Importante a livello artistico monumentale (le Mura, la chiesa di S. Vittore), Genga è nota in tutto il mondo per le Grotte di Frasassi e per le terme che sfruttano una sorgente di acqua sulfurea che sgorga nella stessa gola.

Esanatoglia

Situato all’imbocco della Valle di S. Pietro, da dove nasce il fiume Esino, è un nucleo abitativo (1870 persone) di chiara origine medievale. Comune caratterizzato da propri statuti fin dal XIII secolo, fu feudo dei Da Varano. Successivamente, come buona parte di questo territorio, passò sotto il dominio dello Stato Pontificio. Oggi resta molto di quell’epoca, anche a livello di architettura civile. Notevoli le chiese di S. Caterina, S. Maria, S. Martino e della Madonna del Gonfalone. La stupenda cornice naturale rende Esanatoglia il posto ideale per il turista; famoso è il suo impianto di motocross, che ospita gare del campionato del mondo.

Rosora

Nome dall’origine controversa, questo borgo (oggi con 1650 abitanti) sorse secondo la tradizione attorno al castello (denominato Castrum Rasory) più o meno nel XIII secolo. Dopo varie dominazioni, fu acquistato dal comune di Jesi (1425) e ne seguì le successive sorti. Da visitare nel centro storico le Mura castellane e il Torrione (XIII secolo), e poi Porta Castellana e Via S. Michele (caratteristico spaccato medievale). Tranquillo centro posto su una collina a sinistra dell’Esino, Rosora ha un’economia prevalentemente agricola, con una buona produzione del vino doc “Verdicchio dei Castelli di Jesi”.

Mergo

Piccolo paese (intorno ai 900 abitanti) situato su un colle tra Serra San Quirico e Rosora, sorse anch’esso in epoca medievale intorno a un castello. Fece poi parte del contado di Jesi, a cui fu a lungo soggetto. Tuttavia ben poco è rimasto a testimonianza del passato (alcuni tratti dell’antica cinta muraria e i ruderi del castello) e Mergo, tornato comune nel dopoguerra, oggi vive quasi esclusivamente di agricoltura.

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