Le grotte.

A tutto c’è una spiegazione: cercare di illustrare il complesso fenomeno naturale denominato “carsismo”, in ogni caso, non è impresa delle più facili. Un fatto è certo e cioè che l’aggressività dell’acqua sulfurea (miscelata con acque di superficie ricche di ossigeno) ha eroso il calcare nel corso dei secoli, dando vita a un enorme “regno sotterraneo”: ottanta chilometri di grotte e cunicoli, custodi inattaccabili di chissà quali segreti. Lo speleologo esperto e anche il semplice appassionato, sono attesi da ambienti ideali, passando dalle abissali profondità del Monte Cucco (una sorta di “viaggio al centro della Terra” con i suoi meno 929 metri) alla varietà del Buco Cattivo. Nonostante il nome, proprio quest’ultimo è la vera attrazione della zona, con gallerie allagate lunghe fino a mezzo chilometro e stretti meandri percorrendo i quali si accede a un meraviglioso mondo nascosto fatto di grandi sale e concrezioni di ogni genere. La medesima fastosità di forme bizzarre e quasi irreali che si ritrova, poi, nella Grotta Grande del Vento, la stessa in parte aperta al percorso turistico. Gli inesperti o magari i neofiti, quelli che (detto chiaramente) volessero per la prima volta affacciarsi nel “regno delle tenebre”, trovano in alternativa percorsi estremamente facili – e altrettanto suggestivi – come la Grotta del Vernino e la Grotta dell’Infinito. Insomma, ce n’è per tutti i gusti e se proprio non ve la sentite, allora è possibile ripiegare (si fa per dire) sull’ormai celebre percorso turistico delle Grotte di Frasassi, un grandioso complesso ipogeo divenuto famoso in tutto il mondo. In queste grotte, scoperte nel 1971 dal Gruppo Speleologico Marchigiano del CAI di Ancona, un percorso adeguatamente attrezzato per i turisti è stato aperto al pubblico nel 1974: ogni anno vengono visitate da oltre 350 mila persone.

I musei

museoMolti e assai diversi tra loro sono i musei della nostra zona. Tenuto conto del passato, non poteva essere altrimenti: storia e modernità si fondono mirabilmente tra loro.

Pinacoteca Civica “Bruno Molajoli” (Fabriano)
Sorta nel 1862 in tre stanze del Palazzo Municipale, nel 1912 venne trasferita al primo piano del Palazzo Vescovile e solo nel 1994 è stata definitivamente sistemata nel restaurato ex Spedale della Madonna del Buon Gesù. Tra le opere più importanti, ricordiamo numerosi dipinti di scuola fabrianese del XIV e XV secolo (Allegretto Nuzi e Antonio da Fabriano) e la collezione di arazzi fiamminghi (notevole per l’organicità della serie e per il pregio di alcuni pezzi).
Tempo di visita: un’ora.

Museo della Carta e della Filigrana (Fabriano)
Istituito originariamente all’interno delle Cartiere Miliani, è stato trasferito nel 1985 nel complesso monumentale di San Domenico e trasformato così in un “museo vivo”. Si articola in più sezioni, nelle quali vengono illustrati il percorso storico e l’evoluzione dei procedimenti di fabbricazione della carta attraverso oltre sette secoli. Una parte importante è riservata alla filigrana, con una ricchissima mostra.
Tempo di visita: un’ora. (Audioguida).

Museo dei Mestieri in Bicicletta (Fabriano)
Grazie alla passione di Luciano Pellegrini, da alcuni anni è disponibile una incredibile collezione di circa 66 biciclette del secolo scorso, segno tangibile di quando i nostri padri dovettero ingegnarsi per sbarcare il lunario. Complete di tutte le attrezzature, sono presenti le bici degli artigiani, quelle dei commercianti e quelle delle genti dello spettacolo, un vero spaccato storico che fa capire che in tempi di crisi i lavori occorre inventarseli perché nulla si ottiene senza intelligenza e sacrifici.
Tempo di visita: un’ora.

Museo Piersanti (Matelica)
Ci troviamo di fronte a una raccolta molto particolare il cui interesse nasce, oltre che dalla presenza di notevoli oggetti d’arte, dalla loro collocazione in uno splendido edificio del ‘5OO (il palazzo omonimo). Qui è intatta la distribuzione degli ambienti e la carica emotiva che essi riescono a comunicare. Per il valore di alcune opere è considerato uno dei più prestigiosi istituti culturali della regione.
Tempo di visita: un’ora. (Audioguida).

Cartoteca Storica delle Marche (Serra San Quirico)
È una raccolta di carte geografiche storiche dedicata alla regione marchigiana. Qui troviamo documentata la storia del nostro territorio attraverso le mappe a stampa prodotte dal XVI secolo fino ai giorni nostri. È ospitata in tre sale restaurate al piano terra dell’antico convento di S. Lucia (XVII secolo), con annessa una biblioteca specializzata.

Galleria Regionale d ‘Arte Moderna e Contemporanea (Sassoferrato)
Costituita nel 1979, occupa il secondo piano del duecentesco Palazzo Montanari. Comprende sculture, pitture e opere grafiche di artisti contemporanei prevalentemente italiani (circa tremila); si tratta del materiale raccolto attraverso il “Premio G. B. Salvi”, manifestazione sorta nel 1951. Tra gli autori presenti: Trubbiani Schifano, Tamburi, Alfieri, Monachesi, Bartolini e Castellani.
Tempo di visita: un’ora.

Museo Archeologico Sentinate (Sassoferrato)
Sistemato fin dal 1926 nel Palazzo dei Priori (XIV secolo), offre un’importante testimonianza della città romana di Sentinum, con notevoli reperti (sculture, mosaici, vasi, monete e urne cinerarie).
Tempo di visita: 40 minuti.

Museo delle Arti e Delle Tradizioni Popolari (Sassoferrato)
Collocato nel primo piano di Palazzo Montanari e strutturato secondo sequenze ambientali, raccoglie oggetti e strumenti delta civiltà patriarcale e contadina.
Tempo di visita: 40 minuti.

Informazioni
Pinacoteca civica Fabriano via del Poio tel. 0732/709255
Orario invernale: 9-12 (feriale) 10-12.30 (festivo)
Orario estivo: 9-12 e 15-18(feriale) 10-12.30 (festivo)
Lunedì chiuso
Museo della carta e della filigrana largo f.lli Spacca – Fabriano tel. 0732/22334-709296
Orari: 9-13.15 e 15-19 (feriali) 9-12.30 e 15.30-19 (festivi)
Lunedì chiuso
Museo Piersanti Matelica via Umberto I, 11 tel. 0737/84445
Orario invernale: sabato e domenica 10-12 e 16-18. Orario estivo: 10-12 e 16-19
Lunedì chiuso
Galleria regionale d’arte moderna via Montanari – Sassoferrato tel. 0732/956231
Museo Archeologico Sassoferrato piazza Matteotti tel. 0732/956231
Museo delle arti e delle tradizioni popolari via Montanari – Sassoferrato tel. 0732/956232
Orari dei tre musei di Sassoferrato: 9-12 e 16-18

I castelli

In un ambito territoriale come quello dell’Alta Valle dell’Esino, sovrastata dalla catena dell’Appennino umbro-marchigiano, lo sviluppo demografico si orientò principalmente intorno al castrum, che divenne, durante l’epoca feudale, sicuro punto di riferimento per la popolazione. Successivamente (dal XII secolo in poi), con il lento processo di inurbamento che vide in particolare lo sviluppo della città di Fabriano, ecco che dominare i castelli circostanti divenne per il Comune un’indispensabile scelta strategica: voleva dire evitare di essere esposti ad attacchi estemi. Vennero così irrobustiti i vecchi castelli e ne sorsero di nuovi, come quello di Salmaregia (Belvedere), il primo che incontriamo provenendo da Nocera Umbra, acquistato dal Comune di Fabriano nel 1255 dai conti di Nocera per proteggere i propri confini verso sud-ovest sul versante umbro. Proseguendo verso la città, dopo quello di Palazzo, si trovano il castello di Collamato, distrutto nel 1349 e ricostruito nel 1421 dai Chiavelli, e, poi, il castello di Albacina (del quale rimane la porta d’ingresso) ceduto nel XIII secolo a Fabriano. Assai suggestivo per il forte arroccamento è il castello di Precicchie (dominio dei conti Rovellone di Serra San Quirico e poi dei Chiavelli dal 1305), che conserva ancora le mura e un imponente torrione. In buono stato sono anche le fortificazioni originarie dei castelli di Domo e Castelletta: in quest’ultimo è possibile ammirare un bel torrione a pianta circolare. A dominare la suggestiva piana di Genga troviamo il castello di Pierosara che si segnala per il bellissimo tessuto urbanistico ancora integro. Nella zona di Arcevia un numero notevole di castelli (risalenti al XII-XIII secolo) corona tutta la valle: l’interessante giro turistico permette di visitare Avacelli e Castiglioni (dai notevoli torrioni), Palazzo di Arcevia e Loretello (tra i piu antichi), Nidastore, S. Pietro in Musio, Piticchio, Montale e Caudino.

Le Abbazie

abbaziaLe abbazie, luoghi di culto e di lavoro, centri della spiritualità medievale e depositi di un immenso patrimonio culturale, sono state nel Medioevo il perno attorno a cui ruotava ogni genere di attività economica e sociale. Particolarmente ricca di monasteri è l’area di Fabriano, legate soprattutto alla presenza di S. Romualdo e di S. Silvestro. Proprio nell’abbazia di Valdicastro (fondata nel 1009 da S. Romualdo) il santo morì e venne sepolto nel 1027. Assai vasta, restano oggi dell’antica abbazia la chiesa a croce latina (XIII secolo), l’oratorio e la cosiddetta Cella di S. Romualdo. Sulle pendici del monte Rogedano, si trova l’abbazia di Valdisasso, monastero benedettino femminile dove sostò S. Francesco d’Assisi. Nella semplice e austera chiesa si trovava il celebre “Polittico di Valleromita” di Gentile da Fabriano (Brera, Milano). Molto interessanti sono pure S. Maria dell’Appennino (Cancelli), che si fa risalire al 1003, e S. Biagio in Caprile (Campodonico): di entrambe, purtroppo, è rimasto intatto ben poco. Domina Fabriano il monastero di S. Silvestro (Ultimato nel 1234 e ampliato moltissimo nei secoli successivi), edificato sulla nota “Fonte Vembrici”: dell’antico nucleo conserva la cripta (con le spoglie del santo) e la chiesa. Notevoli, inoltre, la biblioteca e l’archivio storico. Particolarmente importante è l’abbazia di S. Vittore delle Chiuse (Genga), datata intorno al 1007: si possono ancora ammirare la torre campanaria (XII secolo) e la chiesa a pianta centrale (XI secolo) che resta, per la splendida unità stilistica, uno dei più rappresentativi esempi del Romanico nelle Marche. Non da meno è l’abbazia di S. Elena (Serra San Quirico), ricordata fin dal 1009, con la bellissima chiesa ricca di capitelli. Della zone di Sassoferrato vanno citati S. Croce dei Conti (per la chiesa con pianta a croce greca e i capitelli), il Santuario della Madonna del Cerro e l’eremo di S. Emiliano. Altri centri degni di note sono la chiesa di S. Ansovino (nell’Arceviese) e l’abbazia di S. Cataldo (Esanatoglia).

L’Archeologia

archeologiaL’uomo ha lasciato testimonianza di sé sin dai tempi più remoti: questo risulta in maniera ancora più evidente in un’area così estesa e con le caratteristiche geomorfologiche dell’Alta Valle dell’Esino. Sono presenti rinvenimenti sin dal Paleolitico inferiore; del Neolitico (quando l’uomo modifica il suo rapporto con laun’economia di tipo agricolo e alla sedentarietà) abbiamo tracce più rilevanti. Insediamenti neolitici, infatti, sono documentati nella zona alluvionale del Sentino (presso Pianello di Genga), ad Attiggio, a Borgo Tufico, in località Sacramento (Fabriano), a Berbentina (Sassoferrato) e nelle vicinanze di Matelica. Di contenuto essenzialmente pastorale è la cultura che si afferma nell’Età del Bronzo, definita appenninica o subappenninica. Assai rilevante è l’insediamento di Conelle di Arcevia, che sorgeva sopra un terrazzo fluviale difeso naturalmente su due lati, il cui fossato (utilizzato in seguito come discarica) ha restituito una notevolissima quantità di materiali. Una delle scoperte più significative nell’ambito di questo periodo è anche la necropoli di Pianello di Genga, nella quale sono state individuate piu di 500 urne cinerarie. Durante l’Età del Ferro svolgono un ruolo di primaria importanza nella frequentazione della zona i passi appennici e le vallate fluviali: in questo modo vengono favoriti i contatti e gli scambi commerciali con altre aree della penisola. Così si spiegano, per esempio, le tombe Picene scoperte a S. Maria in Campo (Fabriano), in località Crocefisso (Matelica), a Trivio (Serra San Quirico). Nella seconda fase, sempre dell’Età del Ferro, anche l’Italia Centrale è interessata dall’invasione dei Celti Senoni. Essi hanno lasciato testimonianze significative nell’intero territorio: a Montorso (Genga), Moscano (Fabriano), Trivio (Serra San Quirico), nel Matelicese e a Montefortino di Arcevia, la cui necropoli ha restituito materiali di grande interesse e bellezza. Dopo la battaglia del Sentino (295 a.C.) e la conseguente vittoria dei Romani sugli Italici, tutta la zona viene gradualmente romanizzata e sorgono i municipi di Matilica, Attidium, Tuficum e Sentinum. Le testimonianze di questo periodo sono ancora evidenti a Sentinum (nei pressi di Sassoferrato); a Matelica, nel centro della città e nei pressi del cimitero (dove è in corso lo scavo di una villa romana); ad Attiggio (frazione di Fabriano), il cui complesso termale è pure in corso di scavo. È completamente scomparso, invece, Tuficum. In zona è possibile visitare: gli scavi di Sentinum e il Museo Archeologico a Sassoferrato; il sito Conelle di Arcevia; gli scavi di Matelica. Quando saranno completati, inoltre, avremo a disposizione gli scavi di Attidium (Attiggio) e l’ Antiquarium di Arcevia, oltre all’Antiquarium di Fabriano, al cui progetto si sta lavorando da tempo. Reperti Preistorici, Protostorici e Romani sono esposti nel Museo Nazionale delle Marche di Ancona.

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