Una vasta area compresa geograficamente tra due catene che scorrono quasi parallele fra loro: questo è il suggestivo territorio dell’Alto Esino. A ovest troviamo la dorsale umbro-marchigiana, con le vette più note di Monte Maggio (1361 m.), Monte Puro (1155 m.), Monte Nero (1410 m.), Monte Cafaggio (1116 m.), Monte Gioco del Pallone (1227 m.); a est la catena marchigiana interna, con il Monte S. Vicino (1479 m.) Monte Cipollara (1195 m.), Monte La Forcella (1149 m.) e Monte Canfaito (1114 m.). Tra le due dorsali è racchiusa la depressione della “sinclinale camertina”, interrotta da una serie di piccole dorsali minori che fanno assumere all’insieme un aspetto collinare submontano. Adagiati sul piano si estendono i centri urbani di Esanatoglia, Matelica, Cerreto d’Esi e Fabriano, mentre sui rilievi collinari si collocano Sassoferrato, Genga, Arcevia, Serra San Quirico, Mergo e Rosora. Il fiume Esino, elemento unificante del nostro territorio, scende dalla Valle di S. Pietro (sulle pendici del Monte Cafaggio, nel comune di Esanatoglia) e percorre il fondovalle attraversando Matelica e Cerreto d’Esi. Dal Monte Maggio, invece, nasce il torrente Giano, che dopo aver attraversato Fabriano si unisce all’Esino in località Borgo Tufico. A San Vittore delle Chiuse, il fiume si arricchisce delle acque di un altro affluente di “portata storica”: il Sentino. Quest’ultimo, nato in territorio umbro, entra nelle Marche attraversando ambienti rupestri imponenti e suggestivi come la Gola del Cormo del Catria e quella di Frasassi, ricca di cavità carsiche e sorgenti termali di acque sulfuree. Il carsismo domina anche l’ultimo tratto montano del fiume Esino nella spettacolare Gola della Rossa, prima di raggiungere le colline che degradano verso il mare.

La flora

fioreLa varietà di ambienti naturali, dovuta agli eventi geologici, geomorfologici e al clima, è la vera ricchezza di queste terre. Stupendi boschi ricoprono, in genere, i versanti più acclivi dei rilievi, mentre sui fondovalle e sui versanti a minor pendenza ci sono le coltivazioni. A quote più elevate (oltre i 900-1000 m.) troviamo il bosco di faggio accoppiato ad altre specie arboree. Faggi secolari possono essere ammirati eccezionalmente in prossimità dell’Eremo di S. Maria di Valdisasso e nelle stupende faggete di Monte Nero. A quote inferiori ai 900 m. si sviluppa, altresì, un bosco misto di caducifoglie ricco di carpino e orniello, la cui composizione risulta, tuttavia, alquanto variabile: sui versanti soleggiati e aridi, per esempio, aumenta la presenza della roverella. Questa è una specie vegetale un tempo molto più diffusa, oggi presente in qualche isolato esemplare tra i campi. Tra le querce secolari dai tronchi con notevoli circonferenze presenti sul territorio, la cosiddetta “quercia di Moscano” (Fabriano) è senz’altro conosciuta per essere una delle più vecchie della regione: vanta una circonferenza di 5,60 m. e un’età superiore ai 600 anni. Fino al 1956 la quercia era qualcosa di spettacolare, ogni ramo grande come un albero e i rami più bassi toccavano terra. Purtroppo il rigore di quell’inverno costò la bellezza della chioma, ridotta irrimediabilmente per fare legna. Un altro albero vetusto è la quercia al bivio di Nebbiano (Fabriano), 4,70 m. di circonferenza e un’età stimata intorno ai 500 anni. Nei boschi il cercatore scaltro può trovare discrete varietà di funghi commestibili: lo spugnolo, la cardella o orecchiella e, più raro, il porcino. Sui pascoli tipici delle sommità tondeggianti dei rilievi, invece, la morfologia del terreno ha favorito la formazione di funghi eduli, tra i quali prataioli, turini e spinaroli.

La fauna

aquilaL’Alta Valle dell’Esino vide, nei secoli passati, la presenza di specie faunistiche molto rare come la lince (scomparsa, secondo fonti storiche, alla fine del 1600) e l’orso bruno (scomparso nel 1800). Nei secoli successivi la pressione dell’uomo sull’ambiente è stata massima fino agli anni 50, con i conseguenti effetti negativi sulla fauna. Successivamente, l’aumento in estensione degli ambienti forestali che si è avuto negli ultimi trent’anni, grazie anche all’avviamento di boschi di faggio ad alto fusto, ha fatto sì che diverse specie faunistico-forestali potessero ricolonizzare la montagna appenninica. Il fatto più importante è stato il reinsediamento spontaneo del lupo nelle zone montane dell’Alto Esino, mentre la volpe si era già diffusa in ogni tipo di ambiente. Al fine di riequilibrare l’ecosistema appenninico, è stato reintrodotto il capriolo, essendo questo ungulato (estintosi anch’esso verso la seconda metà del 1800) una delle maggiori prede del lupo insieme al cinghiale la cui presenza ha assunto aspetti ingombranti. Particolare interesse desta la presenza del gatto selvatico, assunto a simbolo dell’Aula Verde di Valleremita. Lungo i corsi d’acqua (Esino, Sentino e Giano) vivono tra gli altri il merlo acquaiolo, la trota fario, il gambero e il granchio di fiume. Nelle aree forestali troviamo, tra i roditori, lo scoiattolo e (da piu di vent’anni) l’istrice, specie di origine africana importata in Italia dai Romani. Nei pascoli secondari delle foreste demaniali si sono insediate la lepre (fondamentale presenza nelle reti alimentari appenniniche) e la starna, un uccello che (seppure a bassa densità) sta lentamente ricolonizzando l’Alto Esino. Qui è anche possibile vedere a caccia numerose specie di rapaci, soprattutto l’aquila reale e il Nibbio (reintrodotto dal Parco Gola della Rossa e Frasassi). Nelle gole rupestri (Frasassi e Rossa) le numerose cavità carsiche rappresentano un importante habitat per pipistrelli e rapaci.

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